PALEO E ARCHEOASTRONOMIA:

 

11) Il principio di opposizione

 

Definendo la paleoastronomia come l’insieme delle cognizioni astronomiche dei popoli della preistoria (mentre l’archeoastronomia va riferita agli uomini della protostoria, che già conoscevano la scrittura ed il numero) sorge in molti il dubbio se i popoli del periodo paleolitico fossero in grado di elaborare tale tipo di cognizioni complesse ed applicarle nel terreno tramite il megalitismo.
Molti si dichiarano più propensi ad accettare che ciò sia potuto avvenire nel periodo neolitico, quando l’uomo dovette approfondire il suo rapporto con il territorio, per la pratica dell’agricoltura.
Occorre però prendere atto che l’uomo che viveva all’aperto, in luoghi alti dotati di una buona visione della semisfera celeste, non poteva non rilevare, dalla semplice osservazione spazio-temporale, che vigeva nel cielo il “principio di opposizione”, cioè un fenomeno che andava collegato con il più grande principio dualistico (luce-tenebre, alto-basso, ecc.ecc. / due mani, due occhi, due piedi, due orecchie ecc. ecc.). Per meglio comprendere l’importanza di questo principio si legga il frammento N.° 8 degli Oracoli Caldaici: “ …presso di lui siede la diade, ed essa ha entrambe le funzioni: contenere gli intuibili del noûs, introdurre la sensazione nei mondi”.
L’esperienza di questo “principio di opposizione” avveniva senz’altro al momento del sorgere della Luna piena (che è sempre stata motivo di attrazione, perché bene osservabile) quando il Sole, in contemporaneità, tramonta. Una simile osservazione è stata effettuata durante il periodo equinoziale (settembre 2002) nel Castellare di Aragghju (Corsica) nonostante le piogge (se ne forniscono le immagini). La spettacolarità dell’evento non poteva passare inosservata per gli uomini della preistoria.
Un’altra esperienza di questo tipo avveniva nel prendere atto che il punto dell’orizzonte nel quale il Sole sorge nel giorno più corto dell’anno, o se si vuole nel periodo più buio dell’anno, era opposto al punto in cui il Sole tramonta nel periodo più luminoso dell’anno. Analogamente, il punto in cui il Sole tramonta nel periodo più buio dell’anno è opposto al punto il cui il Sole sorge nel periodo più luminoso dell’anno. Una osservazione conseguente doveva avvenire per il fatto che il Sole si intratteneva per un lungo periodo in quei punti dell’orizzonte (punti solstiziali).
Un’altra osservazione del principio di opposizione poteva essere fatta nei due giorni dell’equinozio, in cui il punto del sorgere del Sole è opposto al punto in cui il Sole tramonta, e viceversa.
Le capacità di elaborazione della corteccia cerebrale dell’uomo preistorico sono eguali a quelle dell’uomo attuale, per cui non si può negare che le suddette osservazioni fossero possibili per l’uomo del paleolitico.
Se l’uomo d’oggi non conosce queste cose, ciò è dovuto al fatto che egli vive nelle città, attorniato da costruzioni in elevazione che impediscono di vedere l’orizzonte, ed attorniato inoltre dall’inquinamento luminoso, per cui, anche salendo sulla sommità degli edifici più elevati, la visione del cielo ne è impedita. La dimensione dell’inquinamento luminoso è percepibile dal mare, quando la nave è ancora a centinaia di chilometri di distanza da porti collegati con grandi città. Un grande alone luminoso si innalza nel cielo, per un arco di orizzonte di decine di gradi.
Molti londinesi, quando vengono in Lunigiana e sostano all’aperto la notte, rimangono stupiti di vedere il grandioso spettacolo del firmamento, ad essi sconosciuto.

 

Figura 1 – Castellare di Aragghju (Corsica) – Il Sole è da poco tramontato (equinozio di autunno) (foto di Andria Silvy)
Figura 2 – Castellare di Aragghju (Corsica) - Il sorgere della Luna piena, in una direzione opposta a quella del Sole che è tramontato (equinozio di autunno) (foto di Andria Silvy)
Figura 3 – Osservazioni pratiche da cui scaturisce il Principio di Opposizione

Figura 4 - Rosa Canina = Il Principio di Opposizione come si rileva nello studio di archeoastronomia applicato alla Rosa Camuna da G. Brunod, W. Ferreri e G. Ragazzi:
175,40° + 180° = 355,40°
92,94° + 180° = 274.94°