PALEO E ARCHEOASTRONOMIA:

 

Le Statue-Stele dei Buggi

 

Premessa storico-geografica


Le due statue-stele note come “La Spezia I” e “La Spezia II” furono rinvenute nel corso degli scavi del Bacino Grande del Regio Arsenale, nel 1886, a dodici metri di profondità, assieme ad un cranio dolicocefalo, a ossa di cinghiale, di cervo e di capra, nonché a grande quantità di ostriche.
Gli studiosi precedenti, in particolare il Capellini, hanno ritenuto che si trattasse di materiale precipitato dal vicino costone dei Buggi (Ambrosi Augusto Cesare – Sulle statue-stele La Spezia I, II trovate durante la costruzione dell’Arsenale Militare” – Giornale Storico della Lunigiana n.1-4 , 1971-1972).
Il sito dei Buggi deve essere considerato un sito sacro, per le scaturigini di acque, sia fredde sia calde (ancora oggi, sui rilievi circostanti, si possono trovare piccole “bitter springs” a circa C° 30 – si veda G. Carra, “Studio geologico del promontorio occidentale del Golfo della Spezia; nuova interpretazione della successione carnico-hettangiana “ Università di Parma, 1991) e per i buchi (caverne o pozzi sacri?) che hanno fornito l’etimologia del toponimo, anche se la semplice componente geologica, per far sopravvivere nei millenni il nome, deve essere stata supportata da un contorno di elementi caratterizzanti.
Nel mio libro “La Comunità di Fabiano – segni, riti e miti di Indoeuropei, Celti e Ariani sulle alture del Golfo della Spezia” (Lunaeditore, La Spezia, 1994) riportavo come il toponimo dialettale si presentasse in più varianti, “Buggi” - “Buggi Benè”- “Buggi Belé”, che alcuni identificavano come “Buggi di qua” e “Buggi di là” (del costone sovrastante) spiegazione che non risolverebbe in alcun modo la radice etimologica del termine “Bené”, che in dialetto significa “stupido, babbeo”(Franco Lena, “Nuovo Dizionario Spezzino”- Accademia Lunigianese di Scienze Giovanni Capellini, La Spezia, 1992) e “sciocco”(Callegari E. & Varese G. – “Vocabolario del dialetto di Telaro”Edigrafica, Sarzana, 1991).
Leggendo l’articolo dell’Ambrosi viene spiegato che la simbologia ad U (cioè il segno del torque= anello dei prospettori minerari e degli shamani) di una delle statue-stele (meglio sarebbe qui dire statue-menhir, perché il loro spessore appare notevole nei disegni illustrativi) trova “stretti riferimenti formali” con reperti analoghi rinvenuti in Francia. Leggendo i luoghi di ritrovamento d’Oltralpe si nota che uno di essi suona “Bois de Bellée” in Comune di Boury (Oise).
Nasce quindi spontaneo associare lo stretto riferimento formale con la similitudine toponomastica Belé – Bellée, e diviene facile spiegare come trascinamento la voce dialettale “benè”, comunissima nei rapporti interpersonali, che ha in parte offuscato la radice sacrale dl culto della divinità celtica Belemnos , detto anche Belenos, lo “splendente” (Del Ponte R., “La religione dei Romani”, Rusconi, Milano, 1992) che appartiene alla universale cultura ligure come culto fallico della procreazione, da cui il comunissimo intercalare “belin”, che rafforza l’analisi etimologica.
Perfetto quindi il toponimo magico-sacrale “Buggi Belé”.

Premessa semantica.
Le due stele-menhir contengono elementi riferibili alla sacralità della femminilità-fecondità (collana shamanica e seni).
Alberto Cesare Ambesi scrive in proposito che la costruzione delle stele implica “un sentimento estetico, ma secondario rispetto alla componente scientifica e religiosa perché queste furono sempre erette con scopi cultuali, con la volontà di ricordare un evento mitico o celebrare la sacralità cosmica di un luogo o in corrispondenza con significativi eventi astronomici. Risultano dunque riconducibili, secondo la mentalità partecipazionista, a divinità astrali oppure agli eroici capostipiti, umani o sovrumani” (Ambesi C.A.- Le Scienze, n. 364/1998).

Premessa geologica.
Studi condotti sulle coste brasiliane, africane e mediterranee hanno provato come da circa il 16.000 avanti Cristo e fino al 5.000 avanti Cristo il livello del mare sia salito da -120 / -110 metri fino al livello attuale, probabilmente con picchi in alto nel 3.700 a.C., nel 2.800 a.C. e nel 1.200 a.C..
Nella nostra zona la linea di costa, localizzata a circa 12-15 chilometri oltre l’isola Palmaria, cominciò a spostarsi, coprendo a intermittenza pianure prima sfruttate dagli uomini preistorici.

Considerazione etnografica.
Non è pensabile che una simile fenomenologia abbia lasciato indifferenti i nostri antenati, che pensavano come pensiamo noi (cito a proposito quanto scrisse Einstein: Every thing is changed except the way we are thinking”).
Nelle loro dinamiche mentali devono essere avvenute profonde riflessioni, legate alle loro cosmogonie. Ecco allora la teoria proposta dallo studioso Claude Lantz sulla genesi della cultura megalitica (si veda http://members.aol.com/teviec0001/index.htm).
I nostri antenati seguirono la ritirata della linea costiera, affascinati e spaventati nello stesso tempo,per il timore che le onde sommergessero ogni cosa.
Si rivolsero così alle loro divinità astrali, per adorarle e contemporaneamente sedurre il Sole, la Luna, e tutti i corpi celesti che comandano le stagioni e quindi la vita.
Le statue-stele di Buggi, trovate alla profondità di 12 metri, non sono state quindi lì trasportate in conseguenza di un movimento franoso, come finora credutosi (non si spiegherebbe dinamicamente come corpi aventi così differenti pesi specifici potessero essere defluiti tutti nello stesso sito) ma sono state opera cosciente, antropica, di reazione ad un pericolo, cioè una risposta collettiva ad uno stato di necessità.

Conclusioni estemporanee.
Lo stato di bisogno che si rileva nelle condizioni socio-economiche della nostra provincia (cenerentola dell’Italia Settentrionale) richiede una forte reazione, e non deve trovarci inerti, perché nella nostra linea filogenetica siamo discendenti di quelle tribù che agirono con grande immaginazione e crearono monumenti che sfidarono e sfidano il tempo. Queste conoscenze devono entrare nel circuito delle motivazioni al turismo culturale, che oltre alla rigenerazione fisica (sole e mare) devono fornire una elevazione della coscienza, attraverso la conoscenza.

 

Figura 1 – Disegno fatto dal geologo Giovanni Capellini della Stele dei Buggi, trovata durante la costruzione del Regio Arsenale e, purtroppo, andata perduta.

 

Figura 2 – Disegno del geologo Giovanni Capellini della cosiddetta “Stele dei Buggi” (trattasi invece di pietra menhir) rinvenuta negli scavi del Regio Arsenale e andata perduta.

 


Figura 3 – Stele detta “La Pierre aux Moines” - Clamart (Seine) – Si noti la similitudine con la stele dei Buggi (immagine pubblicata da A.C. Ambrosi).