PALEO E ARCHEOASTRONOMIA:

 

13) Paleoastronomia Megalitica comparata: Sardegna, Corsica, Liguria Orientale

 

Nel corso dell’attività di survey compiuta nei sei anni di vita della Associazione Ligure Sviluppo Studi Archeoastronomici sono stati rinvenuti molti megaliti orientati. Si propongono qui gli ultimi ritrovamenti, classificati come segue:
a) Sardegna: sito di Monte Lungo (Cala Gonone)
Trattasi di pseudo-dolmen che presenta nell’entrata una pietra posizionata verticalmente e trasversalmente, contenente una serie di coppelle che potrebbero rappresentare la costellazione delle Pleiadi.
b) Corsica: sito di Filitosa
Trattasi di allineamento equinoziale formato dei seguenti elementi:
- megalite vulviforme (punto di osservazione);
- megalite elevato (punto di collimazione);
- crinale del monte posto nella sky-line occidentale.
c) Liguria Orientale
Struttura dolmenica di Codina (Promontorio del Caprione) all’interno della quale sono state rinvenute alcune selci, studiate con la spettrografia. La struttura dolmenica risulta orientata in meridiano, così come l’altra struttura dolmenica rinvenuta qualche anno fa nel crinale delle Cinque Terre (Monte Grosso - Comune di Riomaggiore).

SARDEGNA
Il dolmen di Monte Lungo (Cala Gonone)
Parole chiave = orientamento in meridiano, acqua
Trattasi di struttura dolmenica (cioè interamente fatta dall’uomo) che viene definita in loco come “dolmen” di Monte Lungo.
E’ situata in alto, sotto il Monte Forato, in un bel punto panoramico.
La struttura ha una bisettrice che è orientata verso Sud, come lo pseudo-dolmen di Codina di Lerici (La Spezia) costruito utilizzando due ortostati naturali, e come la struttura dolmenica di Monte Grosso (Riomaggiore) appoggiata .alla “pietra ad uovo” tagliata a metà, anch’essa con andamento Nord/Sud.
Un dolmen con coppella sulla lastra superiore si rinviene anche in Sicilia, ad Avola.
Sul tetto della struttura dolmenica di Monte Lungo si notano tre sistemi di pozzette collegati a canalicoli, che fanno convergere l’acqua verso la porta della struttura.
Il fatto di utilizzare lo scorrimento delle acque , per evidenti scopi rituali, accomuna liturgicamente questa struttura dolmenica al pseudo-dolmen di Codina, ove il geologo ha trovato le prove di scorrimento di acque lungo la parete di fondo.
Ciò che appare come un “unicum” nella struttura dolmenica di Monte Lungo è il fatto di avere una lastra di pietra posta trasversalmente all’entrata, in cui sono rilevabili segni di coppellatura, che sembrano mostrare la costellazione delle Pleiadi.
Si noti la similitudine della configurazione di coppelle della pietra posta all'entrata del dolmen con la configurazione esistente nello stupendo "disco di Sangerhausen" (1 600 a.C.) che si può ammirare nel sito http://www.archlsa.de/sterne/
L'archeologo Harald Meller ritiene che il raggruppamento circolare dei piccoli dischi-stelle richiami molto l'asterismo delle Pleiadi. Meller azzarda questa ipotesi ricordando che nel 1 600 a.C. le sette sorelle si trovavano proprio in prossimità del "punto equinoziale", come recentemente pubblicato dal ricercatore Giangiacomo Gandolfi del CNR (Lo Specchio - 9.11.2002).

LIGURIA ORIENTALE
Lo pseudo-dolmen di Codina di Lerici (La Spezia).
Parole chiave = orientamento in meridiano, acqua
Trattasi di pseudo-dolmen, ottenuto movimentando la lastra superiore. Ciò risulta fatto con maestria, perché non si notano fratture o lesioni generatesi nei punti di contatto.
La struttura era percorsa all’interno da un rivolo d’acqua , che scorreva lungo la parete di fondo.
A seguito del dilavamento delle acque si sono depositate all’interno alcune selci , che, analizzate all’Istituto di Petrografia dell’Università di Parma, rivelano diverse provenienze, sia dal Golfo della Spezia, sia dal Genovesato, ed anche dai Monti Lessini.
Le selci dovrebbero provenire da una grande caverna che esisteva qualche decina di metri più in alto, caverna che aveva una lunghezza di oltre cinquanta metri, e che fu distrutta durante la costruzione della Strada Militare di Monte Rocchetta, avvenuta nella secondà metà dell’Ottocento, per realizzare i forti di cintura della più importante base navale della Regia Marina.
Documentazione di detta caverna esiste nella carta di progettazione della strada del Genio Militare, carta che fu consultata in occasione della stesura del Piano Regolatore del Comune di Lerici, del 1968, curato dal prof. De Carlo dell’Università di Torino.. Si attende la pubblicazione, da parte dell’Accademia di Scienze “Giovanni Capellini” della Spezia, della relazione del D’Isengard sulle grotte del Golfo della Spezia, per poterne leggere la descrizione.
L'importanza della grotta emerge da due scritti del secolo XIX. George Sand, fra le motivazioni per visitare il Golfo della Spezia annota: Voir Lerici et les grottes près de Lerici.
Nella Guida alle Alpi Apuane compilata dal prof. C. Zolfanelli e dal cav. L.Santini, pubblicata a Firenze nel 1874, si legge, alla pagina 208: ...una caverna, mirabile per le sue stalattiti, si trova verso la metà del balzo detto Redarca.
Il toponimo Redarca (dal latino rivus de aqua) è poco sopra il toponimo Codina.
Lo pseudo-dolmen è posizionato in un bellissimo punto panoramico, in modo che da esso si può osservare il tramonto del Sole sia negli equinozi, sia nei solstizi.
L’orientamento della bisettrice dello pseudo-dolmen è in meridiano (178°).
Con riferimento alla tradizione irlandese (The bed of Diarmand and Graimme - MacCulloch, 1998) si ritiene che oltre all’orientamento astronomico lungo la linea della vita (Nord/Sud) venisse data importanza alla presenza dell’acqua, in funzione dei riti per propiziare la fecondità.

CORSICA
Allineamento equinoziale a Filitosa
Parole chiave = vulviforme, pietra eretta, allineamento.
Premessa frequenziale.
Il sito di Filitosa è noto in tutto il mondo per le meravigliose statue-stele in granito bianco. Questi reperti hanno però perso molto del loro valore nel campo della etnografico e della -archeoastronomia in quanto sono stati spostati dai luoghi ove erano abbattuti, per venire collocati in altre posizioni secondo il solo senso estetico-architettonico.
Le persone più sensibili rilevano ciò, e si rammaricano, definendo il sito come “freddo”.

Approccio olistico.
La survey sul sito ha permesso di rilevare le seguenti valenze:
- il sito è collocato in un’area attorniata da due corsi d’acqua. Ciò è sicura prova di grande sacralità.In una analisi comparata con il territorio di Lunigiana, questa particolarità si rileva nel sito di Pontevecchio, ove sono state trovate le nove statue stele allineate, nonché si rileva nella Valle di Lagorara.
- il sito è aperto a quasi tutti gli azimuth, del sorgere e del tramonto, come si addice ai luoghi di grande cerimonialità.
- Il sito è collocato in un’area percorsa da faglie (si pensi ai Canyon di Valinco e di Moines) ove si trovano molti dei castellari della Corsica (Alo-Bisughjé - Pozzone - Furcina - Presa-Tusiu - Cucuruzzu - Capula - Milaonu - Evini - I Calanchi - Cuntorba - Monte Barbatu - Calzola-Castellucciu – Balestra - Foce - Palajo-Trutoli).
- il sito è collocato in una area geologica ricca di garniti.
Tutti questi elementi concorrono a rendere ricca di aspettative l’analisi puntuale del territorio.

I reperti megalitici presenti nel territorio di Filitosa.
Prescindendo dalle statue-stele, certamente più moderne rispetto alla realtà megalitica iniziale del territorio, esistono nel sito di Filitosa molti megaliti che denotano caratteristiche magico-rituali (ad esempio pietre a cupola entro le quali si possono emettere suoni che vengono amplificati).
In prossimità di quello che viene definito nelle guide come il “monumento occidentale” si rinvengono due reperti molto interessanti:
- una costruzione vulviforme
- una costruzione a forma di U, o, come viene indicato in lingua corsa, “u capitoru”.

La pietra vulviforme.
La pietra vulviforme presenta una angolazione tale, per cui, inserendo la bussola nella “cona” (la parte culminante bassa) si legge un angolo di 268°. In detta direzione appare collocato il grande monolite, indicato in guida come “Monumento cultuale occidentale”. Osservando ancora in tale direzione si scorge la collimazione fra la punta sinistra del monolite e la sky-line.
Ciò ha fatto emergere l’ipotesi che si trattasse di un allineamento equinoziale. La verifica, effettuata in data 23 settembre 2002, ha fornito la prova del perfetto avverarsi della collimazione.
L’allineamento equinoziale di Filitosa trova riscontro, in Lunigiana, nell’allineamento equinoziale del sito di Scornia (etimologia celtica da skeir = rocce).
Questo sito del Caprione, più tardo rispetto ai siti megalitici che formano l’immagine di Cassiopea, presenta:
- un cerchio di pietre, all’interno del quale esiste un altare monolitico a sezione triangolare;
- un secondo cerchio di pietre, all’interno del quale esiste un altare formato da una base e da una tavola sovrapposta, portante al centro una sella;
- il templum, formato da due trincee di grandi massi , che si incrociano secondo la direzione meridiana e la direzione equinoziale;
- al centro delle due trincee esiste il solium dell’augure, il sacerdote incaricato dell’osservazione del volo degli uccelli, secondo la liturgia delle Tavole di Gubbio;
- la canoa-tantrica, cioè una pietra a doppia sella in cui si possono sedere un uomo ed una donna, ciascuno dalla propria parte, modellata per adattarsi alla diverse fisiologie;
- una pietra con seggio vulviforme-passante-orizzontale , modellato dall’uomo, orientato al sorgere del solstizio invernale;
- due seggi vulviformi modellati dalla natura;
- una pietra a forma di calamita, di probabile origine naturale.

Il “capitoru”.
Da una prima ricognizione è apparsa la probabilità che la struttura mostrasse un allineamento sostiziale estivo.
Il 25 ottobre 2002, il ricercatore corso Antoine Ottavi, ha effettuato una prima osservazione tramite della Luna, che, a mezzo del proprio programma astronomico computerizzaro, aveva scoperto che quel giorno presentava le stesse coordinate altazimutali del Sole che tramonta al solstizio estivo. L’osservazione ha dato esito positivo. Si attende la conferma sperimentale al prossimo solstizio estivo (21 giugno 2003).
Il collegamento con la Lunigiana si ritrova nella pietra ad U di Groppina (Tellaro). Detta pietra, visibile lungo la mulattiera che da Tellaro porta a Zanego, è posta in una terrazza da cui si scorge il tramonto del Sole al solstizio estivo. Oggi l’azimuth del sole, al massimo dell’amplitudine occasa, coincide con il corno sinistro della pietra ad U. Perché il Sole possa tramontare all’interno della sella, occorre che l’arco diurno venga aumentato dell’ampiezza di due Soli (32’ + 32’). Per assistere a questa condizione occorre riportarsi indietro nel tempo di circa quattromila anni.
Questa morfologia, presente a Filitosa ed a Groppina (etimologia germanica da krupp = grandi massi) si ritrova anche a Cnosso (Corni della consacrazione - altare del Doppio Asse).

Figura 1 - Filitosa (Corsica) - allineamento al tramonto equinoziale - (foto di Enrico Calzolari)
Figura 2 - Filitosa (Corsica) – Il seggio vulviforme dal quale si scorge il grande megalite che contribuisce a formare l’allineamento al tramonto equinoziale. - (foto di Enrico Calzolari)
Figura 3 - Filitosa (Corsica) –Il corno sinistro del grande megalite appare combaciante con la linea della sky-line - (foto di E.Calzolari).

Figura 4 - Filitosa (Corsica) – La pietra con seggio vulviforme, vista da occidente. Sul crinale opposto avviene il sorgere equinoziale - (foto di E.Calzolari).

Figura 5 - Filitosa (Corsica) – l’ultimo raggio di Sole al tramonto equinoziale - (foto di E.Calzolari)
Figura 6 - Cala Gonone (Sardegna) – La struttura dolmenica di Monte Lungo - (foto di E.Calzolari)
Figura 7 - Cala Gonone(Sardegna) – rilievo delle coppelle che si rinvengono nella pietra che è posta trasversalmente all’entrata della struttura dolmenica. Le coppelle più alte sembrano raffigurare le Pleiadi (E.Calzolari).
Figura 8 - Cala Gonone (Sardegna) – la pietra posta trasversalmente all’entrata della struttura. - (foto di E. Calzolari)
Figura 9 - Cala Gonone (Sardegna) – il complesso sistema di canalicoli e vaschette, esistente sulla tavola della struttura domenica - (foto di E.Calzolari)
Figura 10 - Pseudo-dolmen di Codina (Caprione) – reperti provenienti da una grotta posta superiormente, per dilavamento - (foto E.Calzolari).
Figura 11 - Pseudo-dolmen di Codina (Caprione) – reperti provenienti da una grotta posta superiormente, per dilavamento - (foto E.Calzolari).
Figura 12 - Pseudo-dolmen di Codina (Caprione) – reperti provenienti da una grotta posta superiormente, per dilavamento - (foto E.Calzolari).
Figura 13 - Pseudo-dolmen di Codina (Caprione) – reperti provenienti da una grotta posta superiormente, per dilavamento - (foto E.Calzolari).
Figura 14 - Monti Branzi (Caprione) – Deposito cristallino calcareo a struttura fibroso-raggiata. Questa concrezione alabastrina, caratterizzata da livelli a solfati, è dovuta ad acque termali simili a quelle di Bagni di Lucca e di Montecatini, che dovevano sgorgare in grotte oggi collassate.. La presenza di acque termali contribuisce a rendere credibile la sacralità del promontorio del Caprione. Queste acque sono tuttora presenti, sono emerse durante la costruzione della bretella autostradale presso gli Stagnoni, e finiscono a mare - (foto E.Calzolari).