PALEO E ARCHEOASTRONOMIA:

 

Linguaggio Cosmogonico degli Antichi Sardi in "San Concas"
(Enrico Calzolari & Davide Gori)

 

- Ubicazione
- Archeologia
- Archeoastronomia
- Archeologia frequenziale
- Particolarità geologiche

Ubicazione
Il sito si trova in provincia di Nuoro, all'inizio della regione denominata Barbagia.
E' facilmente raggiungibile tramite la S.S. 131, uscendo al bivio per Orotelli - Oniferi.
Il sito ci è stato segnalato dall'antropologo sardo Lello Fadda, che aveva già presentato un'ipotesi di riconoscimento dell'Orsa Maggiore (Fadda L., Lo Zodiaco. I segni delle stelle nella preistoria sarda. Editrice S'Alvure)

Archeologia
Il sito è caratterizzato dalla presenza di una Domus de Janas di circa 20 camere, iconograficamente già descritta nella pubblicazione dell'Unione Internazionale delle Scienze Preistoriche e Protostoriche (Guide Archeologiche N° 2 - Sardegna, edita in occasione del XIII Congresso Internazionale di Forlì, 1996 - pagg. 115 - 121).
La datazione del sito è attribuita a 2 700 anni prima di Cristo.
La particolarità archeologica è determinata dalla presenza di un ipogeo (denominato "Tomba dell'emiciclo") a forma di parallelepipedo rettangolare, con apertura a dimensione umana, che consente un comodo accesso al primo vano interno, nel quale è possibile per tutta la sua ampiezza il mantenimento della posizione eretta.
Dalla suddetta trattazione (soltanto descrittiva) viene omessa la lettura iconografico, che è stata da noi studiata in chiave olistica, applicandovi tutte le possibili conoscenze, in particolare l'antropologia del sacro e l'archeoastronomia.

Archeoastronomia
All'interno dell'ipogeo si trovano numerose incisioni rupestri, che, esaminate con l'utilizzo delle etnoscienze e della etnoarcheoastronomia, costituiscono un "unicum" semantico, legato alla "cosmogonia sciamanica", collegata col tema della "costellazione-generatrice".
Le incisioni raffigurate all'interno rappresentano:
1)- la costellazione dell'Orsa Maggiore (Ursa Major) con la stella Arturo;
2)- la costellazione di Cassiopeia e due coppelle che potrebbero rappresentare la costellazione dei Gemelli (o Auriga?);
3)- la linea di demarcazione fra il cielo e la terra, tracciata a circa trenta centimentri dal soffitto, per tutto lo sviluppo perimetrale dell'ipogeo, e la farfalla;
4)- i "capovolti", cioè l'immagine dei trapassati, raffigurati a testa in giù, a similitudine di quanto è stato rappresentato nelle statue-menhir del Museo di Laconi ;
5)- il grande antropomorfo isolato (lo sciamano?).

Ad ulteriore conferma delle suddette ipotesi dobbiamo ricordare la presenza, nelle immediate vicinanze del sito (m 250) della stele cosiddetta Astrale (semicircolare), caratterizzata, come scrive il Prof. Anati da "coppelle che sembrano riprodurre delle costellazioni" (E. Anati, I Sardi. Jaca Book)

La cosmogonia sciamanica
Il termine "cosmogonia" significa l'esposizione di teorie sull'origine dell'universo (kosmos + gone) e della vita sulla Terra, ed è termine di grande attualità, in quanto sia astrofisici sia fisiologi sia biologi si stanno confrontando su queste tematiche, e da più parti si sta ipotizzando che la vita sulla Terra provenga dal cosmo.
In questa linea si colloca la "cosmogonia sciamanica", cioè il vissuto dell'uomo del Paleolitico, rappresentato nelle grotte e nelle incisioni rupestri, in particolare nella grotta di Lascaux (si vedano gli interventi di Michael Rappenglueck al Valcamonica Symposium 1997 e di Chantal Jegues-Wolkiewiez al Valcamonica Symposium 2000).
Nella cosmogonia sciamanica l'uomo era parte integrante del cosmo ed era essere composto di spirito, anima e corpo (come peraltro risulta anche in San Paolo).
Lo spirito era immortale ed aveva una dimensione verticale e consentiva di entrare in contatto con la divinità.
L'anima aveva una dimensione vitale orizzontale, che consentiva di entrare in contatto con gli altri esseri umani, con gli animali e con le piante (per migliorare quest'ultima sensibilità lo sciamano usava mettere gli anelli agli orecchi).
Lo sciamano (etimologia tungusa shaman = uomo che entra in comunicazione con gli spiriti) aveva il compito di guidare lo spirito dell'uomo, dopo il periodo di vita sulla terra, verso la costellazione-generatrice.
La costellazione-generatrice era il luogo del cielo ove si formavano gli spiriti della tribù prima di incarnarsi nel corpo dell'uomo, e dove ritornavano gli spiriti degli uomini dopo la morte, mediante momentanea incorporazione in una farfalla o in un'ape.
In tal senso è probante l'incisione rupestre della Roccia 27 di Foppe di Nadro (Valcamonica) in cui lo sciamano sorregge l'antropomorfo con ali di farfalla, che sta in posizione obliqua, quasi un aereo in fase di decollo.

La cosmogonia sciamanica di Sas Concas
La perfezione semantica della cosmogonia sciamanica raffigurata in "Sas Concas" sta nell'aver rappresentato, in un unico vano, gli elementi della farfalla e della costellazione-generatrice, che in questa fattispecie appare essere l'Orsa Maggiore, per la specifica posizione nella cella.
La tematica delle costellazioni viene riproposta all'esterno dell'ipogeo.
La valenza probatoria di "Sas Concas" è stata però accentuata dall'aver voluto intenzionalmente rappresentare una particolarità spazio-temporale, relativa al 2 700 a.C.!
Infatti colpisce immediatamente l'osservatore il fatto che la costellazione Ursa Major (Umaj) sia rappresentata con le quattro ruote del carro su una parete dell'ipogeo (a sinistra per chi entra) mentre le stelle del timone siano rappresentate nell'altra parete.
La linea di separazione delle due parti della costellazione Umaj è formata dalla linea di contatto fra le due pareti; osservando con la bussola questa linea, dal centro dell'ipogeo, si scopre che essa è posizionata in direzione Nord.
Poiché ciò non poteva essere stato casuale (l'opera di scavo di un ipogeo, ancorché in tufo trachitico, è di per sé una evoluta manifestazione di precisa volontà collettiva, guidata dallo sciamano) si è effettuata una ricerca di archeoastronomia con il programma GUIDE 7.0 ed è emerso, fatto strabiliante, che proprio nel 2700 a.C., alla mezzanotte del solstizio d'inverno, la costellazione Umaj appariva così come è stata rappresentata, tagliata a metà dalla linea del meridiano contenente il Nord (di allora) e lo zenith.

Archeologia frequenziale
Nel sito di "Sas Concas" emergono alcune valenze difficilmente comprensibili in termini razionali. Al di sopra del vano di accesso nell'ipogeo si scorge una canaletta, che sembrerebbe scolpita con lo scopo di eliminare lo stillicidio delle acque piovane.
All'interno di detto solco, sul lato destro di chi entra, si scorgono due fori, che permettono l'inserimento delle dita di una persona (nella fattispecie il dito indice ed il dito medio).
L'unica lettura complessiva delle due valenze suddette sembra quella fornita dall'archeologia frequenziale, indicandosi con questo termine, di nuova coniazione, il ricorso estremo alle pratiche sciamaniche per spiegare innegabili interventi dell'uomo preistorico nel contesto megalitico.
Poiché trattasi di sperimentazione soggettiva, si dovrebbe poter effettuare una catalogazione di tutte le simili forme di intervento, al fine di effettuarne un'indagine comparativa nell'ambito della cultura sciamanica degli Antichi Sardi, da sottoporre eventualmente anche ad analisi con reti neuronali artificiali e logica Fuzzy.
Sembra opportuno suggerire che la Sardegna, per l'abbondanza di letteratura antica che possiede sull'argomento, sia deputata a fornire alle altre regioni archeologicamente caratterizzate, sia in Italia sia all'estero, una serie di studi innovativi, condotti con il metodo olistico e facendo anche appello a tutta la tradizione orale ancora riscontrabile in Sardegna.

Particolarità geologiche
Nell'attraversare il pendio che dalla strada porta a "Sas Concas", poco dopo aver attraversato il punto più basso del terreno, ove in antico doveva scorrere un corso d'acqua, si scorge un masso contenete una serie di inclusioni a cerchi concentrici, che doveva certamente aver attirato l'attenzione dell'uomo preistorico, in quanto raffigurante la circolarità dell'astro solare.
In tutta la letteratura relativa alla preistoria sono riportati esempi di incisioni rupestri a forma circolare, richiamanti il Sole.
Avere a disposizione una raffigurazione creata direttamente dalla Madre Terra costituiva una sacralità somma, una sacralità ineguagliabile da nessuna mano d'uomo.
Ciò sembra fornire un'ulteriore valenza al sito archeologico di Sas Concas.

Pericolo di deterioramento
Le immagini ottenute nell'ipogeo dopo un periodo di pioggia, mostrano evidenti segni d'infiltrazioni di acqua piovana.
Ciò comporta il pericolo di una perdita irreversibile dell'iconografia dei "capovolti", importante simbologia rappresentante la sacralità dei trapassati nella cultura degli Antichi Sardi.
Le immagini di Sas Concas sono visibili nei file: - Cup-mark’s figures in the Northern Italy and Sardinia-(EAA 2001 –paper1 poster)