PALEO E ARCHEOASTRONOMIA:

 

Dal megalitismo alla lettura delle coppelle
Enrico Calzolari – Presidente A.L.S.S.A.
Davide Gori – Consulente per la geologia A.L.S.S.A.


Archeoastronomia, paleoastronomia, megalitismo e Megalitismo


L’Associazione Ligure Sviluppo Studi Archeoastronomici, fondata nel 1996, ha effettuato ed effettua survey in vari territori, geograficamente e geologicamente caratterizzati.
Volendo chiarire la portata semantica dell’archeoastronomia, come disciplina obbligatoriamente legata alla presenza del numero e della scrittura (proposta Romano - Congresso S.I.A. – Padova, 2001) va definita per contro la paleo-astronomia come disciplina precedente alla codificazione della scrittura. Pertanto, nella ricerca di reperti legati alla paleo-astronomia, non si può fare a meno del legame con il –megalitismo- inteso come utilizzo di grandi pietre per qualsiasi finalità documentale, senza peraltro ignorare le valenze astronomiche antiche derivanti dallo studio del -Megalitismo-, cioè la religione delle sepolture multiple in grandi strutture dolmeniche, studiate dagli archeologi.

 

Scientificità della paleo-astronomia e problema epistemologico
Molti confondono l’archeoastronomia e la paleoastronomia con l’astrologia e l’oroscopo o con suggestioni del cervello destro dell’uomo. L’osservazione del cielo, e soprattutto l’osservazione del sorgere e del tramontare del Sole e della Luna sono una costante ineludibile della vita dell’uomo ed hanno dato luogo al primo empirismo scientifico-calendariale, che si basa su tre leggi astronomiche, determinate dal “principio di opposizione”:
- prima legge = quando c’è la Luna piena, al sorgere e al tramonto i due astri si vedono in opposizione l’uno all’altro, uno sorge e l’altro tramonta;
- seconda legge = agli equinozi (21 marzo e 23 settembre) il punto dell’orizzonte in cui il Sole sorge è diametralmente opposto al punto in cui il sole tramonta (e viceversa);
- terza legge = al solstizio d’inverno il Sole sorge in un punto dell’orizzonte diametralmente opposto al punto ove il Sole tramonta al solstizio d’estate;
- al solstizio d’inverno il Sole tramonta in un punto dell’orizzonte diametralmente opposto al punto ove il Sole sorge al sostizio d’estate;
- al solstizio d’estate il Sole sorge in un punto dell’orizzonte diametralmente opposto al punto ove il Sole tramonta al solstizio d’inverno;
- al solstizio d’estate il Sole tramonta in un punto dell’orizzonte diametralmente opposto al punto ove il Sole sorge al solstizio d’inverno.
Qualunque osservatore che abbia trascorso una parte della propria vita all’aperto, in un luogo alto, potrà aver preso atto di questi fenomeni di orizzonte, e di come questi sottendano il principio di opposizione, catalogabile inevitabilmente nelle dinamiche mentali dell’uomo come “principio dualistico”.
Compito della paleo-astronomia è quindi effettuare la survey sul territorio per riconoscere prove di questa consapevolezza, che, per il trascorrere dei millenni, non possono che essere inglobate nella pietra (megalitismo).

Poiché sulla superficie terrestre insistono miliardi di pietre si rende necessario un metodo di ricerca che consenta di separare le pietre posizionate naturalmente in punti dell’orizzonte ove si verificano particolari coincidenze astronomiche (ad esempio per il Sole : sorgere equinoziale SE, sorgere al solstizio estivo SSE, sorgere al solstizio invernale SSI, tramonto equinoziale TE, tramonto al solstizio estivo TSE, tramonto al solstizio invernale TSI) con pietre che mostrino un intervento antropico per far risaltare un puntuale fenomeno di asterismi all’orizzonte, capaci di valenza calendariale.
I punti equinoziali sono esattamente gli stessi dalla preistoria, nulla è cambiato, quindi chiunque può interessarsene.
I punti sostiziali richiedono un aggiustamento, in quanto l’arco diurno, con il trascorrere dei millenni, si è ristretto. Per ricostruire le esatte condizioni del sorgere e del tramonto sostiziale si rende necessario quindi un calcolo dello scostamento (dovuto principalmente ai moti di precessione) che oggi è molto agevolato dai programmi computerizzati.
Per dare un esempio di questi scostamenti si cita la pietra a forma di U (un po’ come a Cnosso) di Tellaro (etimologia da Tellus + ara?) estremo paesino del promontorio del Caprione (Liguria Orientale). Il sole, al tramonto sostiziale estivo, non tramonta più all’interno della pietra, ma sul corno sinistro. Utilizzando i programmi computerizzati oggi disponibili si è simulata quale maggior ampiezza avrebbe dovuto avere l’arco diurno per tramontare al centro della pietra. Aggiungendo all’attuale disco del Sole due altri dischi solari, avviene la collimazione. Considerata l’ampiezza azimutale del disco solare in 32’ si è quindi calcolato che la variazione aumentativa di sarebbe di 01° e 04’ (32’ + 32’). Da ciò, considerata la variabile “moto di precessione degli equinozi” si può risalire ad una ipotesi di sistemazione della pietra, avvenuta in questo caso attorno a 4 000 anni fa.
Da ciò discende un primo corollario operativo:
- se in un sito si rileva che in punto qualificante dell’orizzonte (ad es.: SE – TE – SSE – SSI – TSE – TSI) esiste un megalite, è necessario avvalersi dell’esperienza del geologo per riscontrare se questo reperto mostri di aver subito azione antropica.

Analisi geologiche su megaliti posizionati in punti caratteristici dell’orizzonte
L’opera del geologo si avvale di supporti cartografici, di osservazione diretta sui megaliti, di analisi di laboratorio.
Dalla consultazione delle carte geologiche si può conoscere quali tipi di rocce esistano nel sito, ed una prima osservazione dovrà chiarire se la pietra venga dal sito oppure sia stata trasportata da altro luogo, più o meno lontano.
Se la pietra risulti proveniente da altro luogo, dovrà essere verificata la possibilità che movimenti tettonici naturali (frane, smottamenti, slittamenti, dilavamenti) possano aver favorito il suddetto trasporto.
Ovvio concludere che se una pietra proviene da altro sito, e sono da escludersi movimenti naturali che abbiano potuto causare ciò, si deve concludere che ci si trovi di fronte ad azione antropiche intenzionali.
Se l’osservazione diretta del megalite confermi che trattasi di pietra presente nel sito, si dovrà confrontare il posizionamento degli strati e degli altri elementi interni della struttura, confrontandoli con le stratificazioni naturalmente presenti nel sito e si dovranno cercare tracce di elementi in movimento (frane ecc.).
La perfezione di questa ricerca si attua però con l’analisi spettrografica delle rocce; un caso eclatante di questa ricerca, compiuta nel sito Monti Branzi (etimologia celtica da bram = pietra fallica) del promontorio del Caprione, ha messo in evidenza che un altare risulta costruito con una base in Dolomia Saccaroide (Dolomia con Dolomite sub-eudrale/non-planare, medio cristallina) e con il monolite-tavola fatta di Dolomia con Dolomite euedrale/planare, grossolana, limpida, luminescente, che non si rinviene né nel sito, né nel promontorio.
Qualora l’analisi indichi che la pietra è presente naturalmente nel sito, occorre effettuare la ricerca di elementi formali che denotino la possibile azione antropica nel mutarne l’aspetto esterno.
In questa fase si osserverà se la pietra è stata lavorata in forme geometriche (ad esempio forme di losanga, di triangolo, di trapezio di cubo ecc.) o se nella pietra figurano segni diversi da quelli che la natura della roccia offre naturalmente come fenomeni di micro-carsismo (righe, punti, tagli, segni vulviformi, buchi passanti ecc.).
Fra questi si annoverano le “coppelle”.

La natura funzionale delle coppelle antropiche
Molti tipi di rocce si presentano naturalmente coppellate. Ciò è dovuto allo sfaldamento di intrusioni che sono presenti nelle rocce o dall’azione chimica svolta dalle radici degli alberi.
Questo argomento è stato trattato da Antonio Valdisturlo (magnifico cognome di derivazione osco-umbra dall’offerta struhçla) nel Congresso di Verbania (inclusi pelitici - cavità da radici - cavità da erosione differenziale).
Selezionare le coppelle naturalmente presenti in un tipo di roccia è abbastanza facile, perché tutte le coppelle devono corrispondere a determinate caratteristiche di forma e di esposizione di versante. Un caso interessante di questa applicazione si è verificato nella messa in elevazione del men-hir di Monte d’Accodi (Sardegna). I docenti universitari presenti, non sapendo come orientare il manufatto a sezione quadra, si rivolsero ad uno scalpellino locale, il quale, forte dell’esperienza che il tipo di coppelle presenti nel luogo è di origine eolica, fornì loro la direzione del vento dominante, al quale rivolgere la faccia coppellata del men-hir.
Un caso sicuro di azione antropica intenzionale, si è verificato all’interno dell’ipogeo eneolitico di Sas Concas (Sardegna) che risulta scavato nella trachite, ed in cui le coppelle interne non possono non essere di natura antropica.
Ciò è importante perché non possa venire inficiato il valore semantico delle raffigurazioni di costellazioni che si rinvengono all’interno (Ursa Major, Cassiopeia, Gemini).
All’esterno si rinvengono le rappresentazioni in coppelle di Ursa Major, Cassiopeia, Draco, e neppure queste possono essere messe in discussione perché gli elementi intrusivi (isolati, di forma rotondeggiante e di colore nero) sono di dimensioni notevolmente più grandi rispetto alle coppelle che rappresentano le costellazioni, tracciate peraltro una di seguito all’altra lungo una linea orizzontale.
In un recente rinvenimento di un’area megalitica orientata al sorgere del sole al solstizio estivo, nella valletta di Montemarcello (etimologia dal console romano che vi sconfisse i Liguri nel 155 a.C.) si trova un megalite a forma di losanga, con la bisettrice maggiore rivolta al punto di orizzonte ove il sole sorge al solstizio d’inverno, e con un lato posizionato esattamente in direzione Nord-Sud. L’altro lato, opposto a quest’ultimo, risulta munito di numerose coppelle di diverse dimensioni, che
sono ricavate nella parete verticale del lato della losanga, e non mostrano alcuna composizione formale. Nel sito non si rinviene alcuna simile presenza di coppelle, né su rocce posizionate orizzontalmente, né su rocce posizionate verticalmente, per cui si deve ritenere che queste siano state volutamente scavate nella pietra a forna di losanga.
Si conosce una grande coppella sul lato superiore di una delle due pietre a forma di losanga, posizionate appaiate e parallele nel Sentiero 118 CAI di Lunigiana, a quota m 1350 s.l.m.. Questa composizione formale si ritrova in Marija Gimbutas, come rappresentazione della Dea Madre Gravida accanto alla Dea Madre Vergine (vedi immagine).
La natura delle coppelle ricavate, in maniera informale, nella parete verticale della pietra a forma di losanga di Monte Marcello, testé rinvenuta, pone un problema di riconoscimento funzionale dell’applicazione di coppelle nell’ambito del megalitismo.
Escludendo la presenza casuale, escludendo la rappresentazione di simboli (necessità formale) escludendo il contenimento di acqua per utilizzi magico-sacrali dello shamano (benedizione attraverso l’acqua) data la posizione subverticale, resta l’ipotesi vibrazionale.
Le coppelle sarebbero cioè stata ricavate perché la pietra possa risuonare con una determinata frequenza, geodetica o cosmica, che il sito poteva assumere in un determinato momento dell’anno.
Per poter affermare ciò occorre tener presente una serie di principi scientifici:
1) la super-rotazione del nucleo metallico centrale della Terra;
2) la diffusione del campo elettromagnetico terrestre che non avviene in maniera uniforme, ma secondo la conformazione del riccio di mare (paracentrotus lividus di Lamarck);
3) la diversa emissione di micro-onde da parte di ogni tipo di roccia (si vedano le emissioni costanti del quarzo per cui lo si utilizza negli orologi e nelle trasmissioni radio, si veda la notevole portata delle emissioni del granito, per cui, sostando all’interno delle cavità formate dai grandi massi di granito di Palau, si può vedere l’aura emessa dalle dita in movimento);
4) la continua variabilità del campo a seconda delle temperature, delle ore diurne o notturne, delle stagioni (si confronti la tradizione secondo cui l’oracolo di Delfi nei mesi invernali non funzionava, perché si trasferiva dagli Iperborei);
5) la eccezionale presenza di siti ove invece l’emissione è sempre costante. Uno di questi siti è il castello di Coderone (La Spezia-Biassa) la cui struttura primitiva potrebbe essere stata costruita dai Templari;
6) la continua interazione fra le geo-masse e le bio-masse, di cui non si può negare la conoscenza da parte degli antichi shamani, in quanto ne esiste anche rappresentazione nell’altare VI.A.66 di Çatal Hüyük, del 5 800 a.C., così come viene pubblicato all’estero (e non in Italia) (vedi immagine).
7) nei tempi preistorici ciò che oggi noi chiamiamo scienza, e che ai tempi di Leonardo era chiamato “ornamento e cibo per la mente umana”, era semplicemente lo sforzo di combattere le battaglie contro le difficoltà della vita ed il modo per ottenere lo sviluppo del benessere della tribù. In tale ottica va collocata la ricerca calendariale, non intesa come ricerca della perfezione del calcolo (attuale errore scientista di pretendere nei calcoli di paleo-astronomia precisioni al secondo d’arco) ma intesa come raggiungimento di previsioni temporali sufficientemente funzionali per il mantenimento della sopravvivenza e del benessere della tribù (ad esempio = è giunto il tempo di migrare, è giunto il tempo di celebrare i matrimoni, è giunto il tempo delle piogge ecc.).
Analizzando le coppelle antropiche in questo contesto, emerge una diversa funzione delle stesse, secondo il seguente schema:
1)- coppelle create per la rappresentazione di simboli, di ideogrammi, di dinamiche mentali ecc. (funzione didascalico-formale, che sottende una dinamica mentale di tipo razionale, che peraltro resta difficile da essere compresa dall’uomo d’oggi, in quanto legata al tema della energia/forma);
2)- coppelle create per la modificazione dei valori frequenziali delle rocce (funzione frequenziale di diapason, dal greco dia-pason-phonon = per tutte le voci, che sottende una capacità shamanica di percepire la variazione delle micro-onde emesse dalle rocce, prima e dopo la creazione delle coppelle);
3)- coppelle create per il contenimento di acqua lustrale (da lustrum = purificazione, che sottende la capacità shamanica o magico-sacrale di purificare dal male). Si veda l’immagine di una delle coppelle con canalicolo presenti nella abitazioni di Çatal Hüyük.
Tutti accettano la storicità dell’uso dell’acqua in tutte le celebrazioni religiose, ma per quanto riguarda l’accettabilità dell’uso di coppelle per questa funzione è bene fornire alcuni esempi probatori dell’uso delle stesse, in edifici usati per funzioni magico-sacrali:
3-a) nel primo congresso della Società Italiana per l’Archeoastronomia, tenutosi a Padova nel settembre 2001, è stata da noi presentata la comunicazione a titolo “Altare orientato all’interno di un nuraghe”. Nell’ambito di questa comunicazione è stato illustrato il caso del nuraghe “Órgono” (etimologia in lingua sarda, da "acqua") esistente presso Ghilarza (Oristano) che presenta all’esterno del muro una pietra sporgente con coppella, posizionata a misura d’uomo (si veda il file “Archeoastronomia - 1° Convegno Nazionale – Padova”;
3-b) nel castellare di Aragghju (Corsica Meridionale) esiste un vano aperto, a forma di ellisse grossolana, con porta di entrata orientata nord/sud, portante inserita nel muro (formato di sassi di granito rosa) proprio in fondo alla sala, una pietra ovoidale che contiene una grande coppella, avente anche un foro di sfioramento, per non far superare un certo livello dell’acqua, che sembra però fatto successivamente (vedi immagini allegate).

Le analisi della scuola psicanalitica
Nella Grotta di Bomblos (Sud Africa) è stata recentemente rinvenuta una piccola pietra di ocra - che sembra essere una pietra sciamanica, atta ad essere contenuta nel cavo della mano ripiegata - che porta incisa sette losanghe affiancate Detta elaborazione è stata datata 77 000 anni fa (B.P.). Gli studiosi di psicanalisi hanno aperto una via di comprensione del fenomeno della produzione di simboli, che può essere utilizzata anche per comprendere l’utilizzo vibrazionale delle coppelle. Lo studio della fantastica, dell’immaginale, dell’archetipico, richiede un livello più essenziale, al di qua della scissione arte-scienza, natura, cultura, mithos-logos. Attraverso i simboli l’uomo antico poté quantificare l’energia frequenziale da cui era investito.
La necessità della creazione simbolica gli derivava dal bisogno di salvaguardare la sua psiche dalle contaminazioni ambientali. Riproducendo i valori energetici interiori attraverso la esteriorizzazione simbolica egli salvaguardava la sua psiche, e rimaneva libero dal vincolo oggettivo dell’influenza ambientale. Riproducendo i simboli e concentrandovisi egli faceva esperienza del mondo che lo circondava ed in un certo senso lo dominava, lo lavorava, lo influenzava. Sostanzialmente il simbolo è psichico, ma non umano, nel senso che non è prodotto dall’uomo, ma è un qualcosa di naturale, che l’uomo adopera.
Lo lavora ma non lo origina, lo accoglie e lo elabora. Ecco perché ancora oggi, mentre attendiamo al telefono, in una sorta di stato alterato e alternato di coscienza, produciamo segni, schizzi, simboli.
Questa stessa elaborazione euristica può essere estesa all’inventiva delle coppelle, elementi che l’uomo antico ha colto in natura, sia nelle elaborazioni dovute al micro-carsismo, sia nell’atto di congiungere le due mani.
L’utilizzo delle coppelle per modificare i valori vibrazionali delle rocce potrebbe essere stato attuato ancora prima delle elaborazioni plastiche che ci vengono indicate dall’ocra di Bomblos, perché l’appoggiarsi alle pietre con le mani o con il corpo, o addirittura il percuotere le pietre con le altre pietre è atto semplice e primigenio, certamente meno complesso dell’effettuazione di incisioni coordinate in una piccola pietra, fatto questo che denota già la conquista di una tecnologia per le micro-elaborazioni.

 

Figura 1 - Le due losanghe appaiate del Sentiero 118 CAI di Lunigiana, rappresentanti la Dea madre gravida e vergine (foto E. Calzolari).

 

Figura 2 - La pietra fallica di Canaa Granda, con cerchio di coppelle e coppella centrale, orientata verso il sorgere del Sole equinoziale. (foto E. Calzolari)

 

Figura 3 - Le coppelle con canalicolo, presenti nelle abitazioni di Çatal Hüyük (Copy-right Ratti Antonio)

 

Figura 4 - Castellare di Aragghju (Corsica) La coppella inserita nella cortina muraria della grande sala ellittica,luogo cerimoniale. (foto E. Calzolari)

 

Figura 5 - Aragghju (Corsica)- Visione della grande sala ellittica, con il panorama di Porto Vecjo (Porto Vecchio) (foto E. Calzolari)

 

Figura 6 - I flussi di energia, raffigurati fra le due immagini di divinità, presenti nell’altare di Çatal Hüyük (5 800 a.C.). Si noti la presenza di flussi al di sopra del terreno e al di sotto del terreno. Si noti anche l’accenno al fluire di acque sotterranee.Si noti anche la presenza di farfalla. E’ straordinario notare come le altre immagini di cruciformi appaiono sia nelle attuali indicazioni di disegni tecnici, sia nelle indicazioni dei fusti e dei locali che presentano il rischio di radiazioni.