PALEO E ARCHEOASTRONOMIA:

 

Dolmen, pseudo dolmen, strutture dolmeniche e Tolven


Nel “Dizionario di Preistoria” diretto da André Leroi-Gourhan (1991) alla pagina 197 si legge “Termine inesatto derivato dalla lingua bretone, dove indica in modo impreciso tutto ciò che comporta una o più lastre di pietra”. Si fa seguito a questa “inesatta” etimologia per dire che dolmen designa invece una camera funeraria coperta con elementi megalitici.
Si continua specificando che esistono dolmen semplici e dolmen a corridoio, e si fa riferimento alle costruzioni più allungate denominate “allée couverte”. Si fa cenno alla copertura di dolmen con pietre e terra (“Cairn”).
Stupisce come un cultore della cultura archeologica voglia considerare inesatto un termine che è di molto anteriore a questa cultura, aggregando alla semantica originale (lastra di pietra orizzontale) la specificità dell’uso funerario, ed escludendo arbitrariamente altri usi.
Tale definizione di dolmen si trova in “The Penguin Dictionary of Archaeology” (1982) ove si scrive che il termine, prima usato come “megalithic chamber tombs” è ora obsoleto. Anche Marija Gimbutas (1990) nel Glossario annesso alla grande opera “Il Linguaggio della Dea” definisce il dolmen come “tomba a camera dell’Europa megalitica occidentale”. Mirella Cipollini Sampò, nell’introduzione al libro “Dolmen, architetture preistoriche in Europa”(1990) scrive che dolmen, nell’antico dialetto brettone, significa semplicemente “tavola di pietra”, mentre il termine “tolven”, in Cornovaglia, significa qualcosa di non costruito artificialmente, ma che appare simile al dolmen, cioè un masso erratico appoggiato naturalmente su cumuli di pietre. Louis-René Nougier nel Glossario annesso all’opera “La Preistoria” (1982) alla voce dolmen fa riferimento soltanto alla presenza di due monoliti verticali su cui poggia un monolito di copertura. Etimologicamente il termine deriva dalle due radici doll = buco + men = pietra, come riportato nell’Oxford Dictionary.
Per evitare confusione si dovrà quindi utilizzare la lettera maiuscola per il riferimento alla categoria consolidata nella cultura archeologica (Dolmen) lasciando la parola “dolmen” per l’utilizzo della descrizione di altri possibili usi, che non siano quelli funerari.
Il termine “pseudo-dolmen” viene usato per la descrizione di costruzioni a forma di dolmen che si rinvengono in Sicilia, che sono ottenute appoggiando una grande pietra orizzontale su due preesistenti pietre verticali, che si presentano utili allo scopo. Dette favorevoli condizioni si rinvengono in terreni calcarei. La terminologia è stata introdotta dal dr. Sebastiano Tusa, Sovrintendente Archeologico della Sicilia, sia in congressi tenuti presso l’Accademia dei Lincei, sia nel recente congresso di Sanremo a titolo: “Archeoastronomia: un dibattito tra archeologi ed astronomi alla ricerca di un metodo comune” (novembre 2002).
Questo termine si addice quindi alla presenza di una costruzione a forma di dolmen che si rinviene alla Codina di Lerici, nel Promontorio del Caprione, territorio certamente di grande carsicità, del tutto simile a terreni della Sicilia (Codina = etimologia indoeuropea da skaud = kaud = rilievo montagnoso allungato).
Il termine di “struttura dolmenica” viene usato invece per rappresentare costruzioni ove sia la lastra superiore, sia le due pietre verticali ove questa poggia, sono state posizionate per azione antropica.
Un caso simile si ha nella “struttura dolmenica” di Monte Grosso (Riomaggiore) ove esiste un complesso formato da una simile struttura che è appoggiata - lateralmente e verso levante - ad una grande pietra a forma di uovo, spezzata a metà. Il tema della grande pietra rotonda spezzata a metà si ritrova nell’omphalos di Monte d’Accodi (Sardegna) e nella grande pietra rotonda spezzata a metà di Borgone Susa.
Entrambe le costruzioni (bisettrice della struttura dolmenica + fenditura della struttura ad uovo) risultano orientate verso Sud. In tal caso si deve supporre un uso astronomico delle stesse, oppure un richiamo alla significatività della linea Nord/Sud in senso energetico-frequenziale. La pubblicazione di questa struttura complessa è avvenuta nel “Bollettino dell’Osservatorio Astronomico di Genova” - anno 1994, Numero 65, alle pagine 23-27, con il titolo “Meridiane preistoriche nelle Cinque Terre?”.
Anche lo “pseudo-dolmen” di Codina di Lerici risulta orientato con la propria bisettrice verso Sud (178°). Dal sito si possono scorgere, verso il mare, i punti notevoli della sky-line ove il sole tramonta al solstizio d’inverno (236°) agli equinozi (269°) ed al solstizio d’estate (302°).
Ad arricchirne la portata semantica ha contribuito inoltre la rilevazione, da parte del geologo Davide Gori - consulente per la geologia della Associazione Ligure Sviluppo Studi Archeoastronomici (A.L.S.S.A.) - di un piccolo rivolo d’acqua, che scorreva lungo la parete interna della struttura.
Si deve all’azione di dilavamento di detto piccolo corso d’acqua se all’interno dello “pseudo-dolmen” di Codina di Lerici sono state rinvenute alcune selci, che, studiate con la spettrografia, hanno mostrato la loro provenienza da varie parti della Liguria ed anche dai Monti Lessini.Una prima ipotesi di datazione sembra attribuirle all’Early Neolithic Age.
La presenza dell’acqua all’interno di questo “pseudo-dolmen” riconduce, per analogia, alla presenza di uso dell’acqua nella “struttura dolmenica” di Monte Lungo (Cala Gonone - Sardegna) ove una serie di vaschette con canalicoli, presenti sul dorso della tavola, permettono lo scorrimento di acqua verso l’entrata della struttura stessa, in direzione Nord/Sud. Si apre quindi una ipotesi di lavoro: pseudo-dolmen e strutture dolmeniche utilizzati per culti della fecondità?
Si rende quindi necessario comparare tutti gli orientamenti Nord-Sud presenti in pseudo-dolmen e strutture dolmeniche con la presenza di tracce di contenimento e scorrimento di acqua, fino ad ottenere una massa critica di dati che consentano una elaborazione stocastica.
Ad avvalorare questa ipotesi di lavoro contribuisce la tradizione irlandese, che presenta la favola del “letto di Diarmand e Graimme” (The bed of Diarmand and Graimme) (Mac Culloch, 1998).
I due giovani amanti fuggono dal villaggio, e, dopo aver passato una notte nel dolmen, la ragazza rimane incinta.

 

Figura 1 – Lo pseudo-dolmen di Codina di Lerici (La Spezia) con bisettrice orientata verso Sud (terreno privato recintato)(foto E. Calzolari)

 


Figura 2 – La struttura dolmenica di Monte Grosso, con bisettrice orientata verso Sud. Immagine pubblicata nell’articolo “Meridiane preistoriche nelle Cinque Terre?” sul Bollettino dell’Osservatorio Astronomico di Genova (Riomaggiore - La Spezia)(foto E. Calzolari)

 

 

Figura 3 – La grande pietra ad uovo, appoggiata alla struttura dolmenica di Monte Grosso (Riomaggiore). Il tema della grande pietra rotonda spezzata a metà si ritrova in Monte d’Accodi (Sardegna). Immagine pubblicata nell’articolo “Meridiane preistoriche nelle Cinque Terre?”(Bollettino dell’Osservatorio Astronomico di Genova) (foto E. Calzolari).