PALEO E ARCHEOASTRONOMIA:

 

Perchè le Coppelle?


Secondo alcuni non si può pretendere di ricostruire la cosmogonia e la religione dell’uomo preistorico.
Partendo dalla considerazione che non vi è alcuna differenza fra il nostro cervello e quello dell’uomo preistorico (per lo meno per il sapiens sapiens) non pare accettabile la preclusione che deriva dal pensare nel modo suddetto.
Lo stesso Einstein pensava che non vi fosse alcuna differenza: -Every thing is changed except the way we are thinking-.
Si può quindi cercare di capire il perché si scavassero coppelle, facendo la massima attenzione possibile a tutti gli elementi che emergono dall’osservazione spazio-temporale, intendendosi con ciò sia l’analisi del territorio, sia l’esposizione astronomico-stagionale, sia la natura geologica delle rocce, sia la morfologia delle rocce, sia la tettonica del territorio, sia il contesto culturale delle popolazioni che – probabilmente – ne effettuarono la costruzione. Pare interessante riportare in proposito quanto scritto nel sito dedicato alle coppelle del Parco della Bessa (Ivrea):
“Sembra fosse necessaria una particolare posizione dei massi sul terreno. Questa ipotetica caratteristica è suggerita dal fatto che ve ne sono con superfici regolari e ben esposte che sono privi di segni mentre altri a rugosità accentuata ed a tessitura irregolare furono utilizzati. Le dimensioni non sembrano aver condizionato gli autori delle coppelle della Bessa, dato che furono ritenuti idonei esemplari di 1 mc ed altri da oltre cinquanta, inoltre massi piccoli portano decine di cavità, altri, maestosi, poche unità.”
Non paiono utilizzati elementi di linearità formale, bensì elementi apparentemente incomprensibili.
Coloro che si oppongono a questo tipo di ricerca ribadiscono che facendo uso di ipotesi per arrivare ad altre ipotesi si commette un falso scientifico. E’ vero che resta cruciale stabilire se la costruzione delle coppelle sia stata attuata prima, durante o dopo la utilizzazione dei megaliti in cui furono ricavate. Ma a correggere questo tipo di pensiero, decisamente arido ed inconcludente, sovviene il teorema di Bayes sulle probabilità composte, noto anche come Teorema di probabilità delle cause.
Un ancora più avanzato metodo di indagine per analizzare le configurazioni di coppelle è stato presentato al Valcamonica Symposium 2000 da Adriano Gaspani e Giorgio Dimitriadis. Trattasi dell’utilizzo di Reti Neuronali Artificiali e della Logica Fuzzy.
Una applicazione di queste logiche ha consentito di identificare nelle rocce incise di Foppe di Nadro (Val Canonica) l’immagine della cometa del 4 250 a.C., nonché di valutare che la Rosa Camuna di Carpene a Sellero (Valcamonica) presenta una probabilità soltanto del 4,4% di essere stata posta casualmente con quella orientazione (ne deriva la probabilità del 95,6 % di atto intenzionale).
Appare quindi possibile e doveroso porsi nelle giuste condizioni di informazioni globali per cercare di scoprire le ragioni profonde dell’operare umano con cui si attua la escavazione di coppelle.
Analizziamo le varie ipotesi:
a)- Bisogno inconscio di artisticità dell’homo sapiens sapiens.
Secondo alcuni, quando l’uomo produce un oggetto, e ne cura particolarmente la forma standardizzata, l’uomo cerca di “eternizzarlo”, cioè egli vuole portare l’oggetto nella logica tempo attuale/spazio/eternità.-La forma è eternità- ha scritto Calligaro Renato nella relazione “Psicogenesi dell’arte” (Valcamonica Symposium 2000). Egli sostiene che nell’artisticità della riproduzione coesistano significato e forma, nella loro massima esaltazione. Ciò che è contraddizione inconciliabile nel pensiero razionale, appare conciliato nel pensiero simbolico.
b)- Bisogno inconscio di sbloccare la psiche dal campo frequenziale avvolgente.
Secondo la teoria quantistica tutto è energia e la materia altro non è che stadio di energia bloccato in una certa frequenza. L’uomo antico che si trovava a frequentare un certo luogo percepiva la frequenza da cui era investito. Attraverso la produzione di simboli poteva e voleva rendere nota la quantità di energia da cui veniva investito. La necessità della produzione simbolica gli derivava dalla necessità di salvaguardare la propria psiche dalle contaminazioni ambientali. Riproducendo i simboli e concentrandovisi egli faceva esperienza del mondo che lo circondava ed in un certo senso lo dominava, lo influenzava (ancora oggi, aspettando al telefono, entrando in una sorta di stato alternato-alterato di coscienza, si tracciano forme e disegni) (scuola psicanalitica – Marco Maio 2000). Rispetto alla precedente analisi si deve osservare che in questo caso il simbolo è psichico, ma non è umano, cioè non è prodotto dell’uomo, ma è una risposta umana a quanto è presente in natura, e capace di interagire con la psiche umana.
c)- Bisogno di correggere i campi frequenziali emessi dalle rocce.
Per il “principio di riflettanza” è possibile che le rocce restituiscano una certa percentuale dei flussi che le colpiscono.Se l’antico shamano riteneva di dover modificare tale emissione per portarla a valori utili per il benessere della tribù, incideva coppelle o altri segni sulla roccia, allo stesso modo di come si utilizzano diapason tarati diversamente (teoria vibrazionale). Questo tipo di utilizzazione è in grado di spiegare anche le coppelle poste in superfici sub-verticali, certamente non adatte a contenere liquidi.
d)- Necessità di utilizzare acqua energizzata.
L’acqua che nella notte resta esposta ai raggi cosmici (ora meglio identificati come raggi gamma) è particolarmente utile per attivare l’apparato digerente. Ciò viene tramandato in varie regioni (ad esempio in Lunigiana la pratica viene chiamata “mettere l’acqua alla serena”). Un simile utilizzo può essere stato ragionevolmente utilizzato dagli uomini della preistoria.
e)- Necessità di utilizzare l’acqua delle coppelle come acqua rituale.
Poiché l’acqua è una sostanza capace di mantenere stati di coerenza quantica, l’uso dell’acqua per il rito (dal sanscrito ritis = atto ripetitivo, usanza) è noto fin dall’antichita e permane ancora in molte liturgie. Il rito è atto ripetitivo che richiama l’accumulo di energia dovuto alla continuità della catena di coloro che lo hanno attuato in tempi precedenti. L’uso dell’acqua per aspersioni appare antico. In Lunigiana sono state rinvenute due pietre rotonde, portanti in alto cinque coppelle, a distanza tale da esservi inserite le dita. Una di queste è visibile presso il Museo del Piagnaro di Pontremoli. L’altra è stata segnalata nella zona di Campiglia della Spezia, sotto la roccia detta Teccia di Merli, che sovrasta l’Ara del Persico.
f)- Segnalatore di intensità.
Una roccia interamente coperta di coppelle potrebbe essere stato un segnale per indicare che le emissione di questa roccia erano superiori a quelle di rocce vicine. Questa ipotesi deve essere considerata come contestuale alla ipotesi espressa nel punto c).
g)- Significato di rituale di trascendenza.
Premesso che trascendenza sta ad indicare che ci si riporta a dati superiori alle impressioni sensibili, cioè che superano l’osservazione (trascendere = trans + ascendere = sorpassare salendo) una interpretazione trascendentale inerente le coppelle è stata presentata nel sito Internet del Parco della Bessa. Vi si legge che “fossero o meno dei contenitori, sembra fondamentale l’atto di scavare la pietra”. E’ l’atto stesso di scavare coppelle che viene studiato, come atto rituale (cioè atto ripetitivo che è legato in catena agli atti compiuti precedentemente):
“Si può quindi supporre che la materia avesse un significato trascendentale, magico.Valore non difficile da percepire dato che la pietra è la parte più apparentemente immutabile della Terra Madre e l’incisione di una coppella può simboleggiare un’unione con essa”.
In questo caso non si deve analizzare la funzione futura, l’utilizzo delle coppelle, perché ciò sarebbe fuorviante, bensì è sufficiente contemplarne l’esecuzione.
Di questa bellissima interpretazione resta difficile accettare la doppia aggettivazione, di rituale e di magico. Sarebbe bene togliere l’aggettivo magico, per utilizzarlo invece per la decifrazione delle coppelle a legame doppio.
h)- Significato magico.
Nel Parco della Bessa, all’estremo opposto alle rocce con lo scivolo della fecondità, si notano coppelle doppie, legate fra di loro con canalicolo. Si prospetta per esse un significato legato al matrimonio, all’unione. In tal caso, l’esecuzione non sarebbe legata ad un rituale di trascendenza, bensì ad un rituale di magia (etimologia dalla voce persiana magidan = purificare, e dalla voce sanscrita ma-h-ati =ingrandire, ed anche onorare, festeggiare). Si vorrebbe cioè richiamare la forza degli antenati per operare il prodigio della fecondità.
i)- Significato archeoastronomico.
Finora veniva escluso che rappresentazione di coppelle potessero attenere alle costellazioni celesti, nonostante la produzione di sigilli mesopotamici che rappresentano costellazioni, datati 3.000 a.C..e nonostante la bellezza del frammento 108 degli Oracoli Caldaici, che così recita:
“Il noûs paterno inseminò simboli attraverso il cosmo, lui che intuisce gli intuibili, quelli che sono detti bellezze ineffabili”.
Con la lettura dell’ipogeo di Sas Concas (Oniferi, Barbagia, Sardegna) presentata al convegno INSAP III a Palermo (31.12.2000 - 06.01.2001) è emerso in maniera inoppugnabile che le coppelle scavate all’interno dell’ipogeo, ed anche all’esterno di esso, rappresentino costellazioni:
- Ursa Major, Cassiopeia, Gemini all’interno;
- Ursa Major, Cassiopeia, Draco all’esterno.
L’importanza della presenza di Draco fa coincidere anche i tempi di datazione, in quanto nel 2.700 a.C. la stella polare era Thuban (alpha Draconis).
Non solo, ma si è anche potuto ricostruire con i moderni programmi computerizzati che la particolare configurazione angolata di Ursa Major - con le quattro ruote su un lato dell’ipogeo e le due stelle del timone nel lato contiguo - rappresentino la sfera celeste alla mezzanotte del solstizio d’inverno dell’anno 2.700 a.C., anno di datazione del complesso da parte degli archeologi della Sovrintendenza. L’ipogeo di Sas Concas (si veda il file specifico) si presenta come un complesso catechismo shamanico, in quanto contiene la figura della farfalla (animale psicopompo) la figura del grande antropomorfo a testa in giù (lo shamano o lo spirito del grande antenato) nonché le numerose figure di “capovolti” che attraversano la linea del Cielo/Terra ( anche i più incerti sembrano ormai accettare queste figure come legate agli spiriti degli antenati). L’ipogeo, conosciuto già negli anni ’70, veniva ancora nel 1997 considerato problematico, come si legge nel numero di novembre/dicembre 1997 di “Archeologia Viva” : “Rimane il problema di un loro corretto inquadramento culturale” (Maria Ausilia Fadda, Sovrintendenza Archeologica di Sassari e Nuoro).
Una analoga rappresentazione di Ursa Major, più tarda, si rinviene a Montaldo di Mondovì, e ci riporta alla mezzanotte del solstizio d’inverno dell’anno 250 a.C., in un contesto di Liguri Montani.
Una interessante ricerca, come ipotesi di lavoro per confermare o meno se le coppelle incise nella pietra antistante la struttura dolmenica di Monte Lungo (Cala Gonone - Sardegna) possano rappresentare le Pleiadi, è stata rafforzata, in termini di probabilità, dalla informazione pubblicata da Agostino Galbiati circa l’utilizzo del tramonto eliaco delle Pleiadi (mul – Mul) per dare inizio all’aratura dei campi, nel 3.000 a.C. in Mesopotamia (si veda il sito www.racine.ra.it).

E’ da ritenere che tutti i suddetti significati, singolarmente presi, possano spiegare la grande diffusione delle coppelle nell’Europa e nel Vicino Oriente. La contestualità può fornire quelle informazioni che consentono il maggior grado possibile di probabilità nell’attribuzione delle motivazioni originarie, nei singoli specifici territori (principio metodologico della contestualità).