PALEO E ARCHEOASTRONOMIA:

 

L'Area Megalitica di San Lorenzo al Caprione

 

Il “Quadrilithon”.


Il sito megalitico di San Lorenzo al Caprione giace a poche decine di metri dai ruderi della chiesa di San Lorenzo al Caprione, sito di archeoastronomia cristiana.
Nel sito megalitico di San Lorenzo al Caprione si trova una delle più belle espressioni di paleoastronomia, collegata con la cosmogonia e lo shamanismo .
L’elemento principe di questo sito è il , costituito da quattro elementi, due che funzionano come ortostati, uno che funziona come completamento superiore, uno che funziona come completamento inferiore.
L’elemento superiore appare formato come una losanga, la cui cuspide inferiore modella - quando il quadrilithon è attraversato dalla luce del Sole sostiziale estivo - l’innesto superiore delle due ali della farfalla dorata, che si forma al tramonto, quando l’altezza del Sole scende sotto i 3°.
L’elemento inferiore è fornito da una grande pietra trasversale, che porta in alto una gobba che contribuisce a formare l’innesto inferiore delle due ali della farfalla dorata.

La farfalla dorata.
La luce del Sole attraversa il quadrilite, ne viene modellata, quindi va a colpire una grande pietra fallica che è opposta ad esso. L’immagine della farfalla si forma dapprima sul lato sinistro, quindi si espande piano piano, in ragione dell’avanzare dell’azimuth del Sole, formandosi anche sul lato destro. Il fenomeno inizia alle ore 20.15 (ora legale estiva) e si protrae fino alle ore 20.40 (ora legale estiva). Nel periodo di una settimana antecedente e conseguente al 21 giugno l’immagine della farfalla è piena , ma è possibile osservare il fenomeno dal 25 maggio al 29 luglio, con piccole deformazioni in altezza e in larghezza, in ragione delle differenze di altezza e di azimuth del Sole.
L’angolo del culmine inferiore della losanga è stato calcolato, con l’uso dell’orologio astronomico e dei programmi computerizzati, in 299°.
Poiché l’angolo massimo di amplitudine occasa, alla latitudine del Caprione, a livello del mare, risulta di 303°, e chiaro che sarà possibile assistere alla penetrazione della luce nel quadrilite per tutti i giorni in cui quest’angolo viene raggiunto e superato.
L’elevata durata della visione della farfalla dipende però dalla eventuale presenza di banchi di nuvole, stazionanti sulla Provenza o sulle Cinque Terre, che potrebbe impedire il passaggio della luce solare .Va infatti notata la particolarità che il tramonto del sole sostiziale avviene in una piccola sella della sky-line, ed è molto importante che in quel preciso punto dell’orizzonte non vi siano nubi.
Altro impedimento al passaggio della luce solare è costituito dalle chiome degli alberi, che crescono rigogliosi nel bosco antistante il quadrilite, e che vanno continuamente ripuliti.
La presenza di fronde può far ritardare il tempo di inizio e anticipare il tempo di fine della formazione della farfalla dorata, oppure interromperla in fase intermedia.
Si deve notare che il funzionamento del quadrilite, per potere dar luogo alla primitiva “diapositiva preistorica”, doveva avvenire quando gli alberi non erano ancora cresciuti in questo sito, che doveva allora essere soltanto ricoperto di erba e di acque (immediato periodo post-glaciale).

Gli acquiferi.
La presenza di acquiferi,- molto abbondanti in allora, ora scomparsi, ma presenti tuttora al di sotto del piano di campagna - è facilmente riconoscibile dal geologo. Dalle analisi geologiche appare anche che la presenza di acqua in movimento abbia contributo alla creazione del distacco delle due parti del grande megalite, che forniscono gli ortostati, nonché alla formazione del distacco dell’elemento superiore a forma di losanga. Tutto ciò si può leggere seguendo l’andamento degli strati. Più difficile è ipotizzare che l’acqua in movimento abbia potuto creare, e poi posizionare in senso ortogonale allo scorrimento, la grande pietra trasversale con gobba, che forma la chiusura inferiore dell’apertura del quadrilite.
Tutto ciò rende molto interessante capire se la natura, con le sole forze degli elementi naturali, possa produrre da sé certe complicatissime funzioni.
Per formare la farfalla dorata occorre che le rocce del quadrilite siano:
- orientate all’azimuth del tramonto del Sole Sostiziale Estivo, quando i raggi infrarossi assumono la massima potenza;
- posizionate ad una altezza da terra in modo che il fenomeno sia visibile dall’uomo che sta in posizione eretta;
- poste in opposizione alla grande pietra fallica su cui deve formarsi, su un piano ortogonale, l’immagine proiettata.
- la precedente condizione potrebbe essere ribaltata nel senso di ammettere che l’opera della natura abbia costruito in tutto o in parte il quadrilite e l’opera dell’uomo abbia posizionato in seguito la grande pietra fallica, in modo da accogliere, su un piano ortogonale, l’immagine della farfalla di luce dorata.
Ci si viene spesso a trovare in queste enigmatiche situazioni di incertezza, per cui si dovrebbe ammettere che la Natura possegga una sua volontà creativa, stimolatrice dell’intelligenza umana. Gli studiosi di lingua portoghese chiamano ciò , in Latino “genius loci”.
Nel sito di San Lorenzo l’ipotesi che tutto derivi da cade per la presenza sistemica di altri reperti, che sono certamente stati costruiti dall’uomo.

I seggi vulviformi.
Dove si può applicare il principio della costruzione dovuta al Genio della Natura è nel seggio vulviforme che affianca la grande pietra fallica ove si forma la farfalla dorata. Il seggio appare formato dalle acque sorgive, mentre ancora le rocce erano in formazione.
Oltre a questo grande vulviforme, si trovano due altri seggi vulviformi, più piccoli, incastonati in pietre falliche, come si può riscontrare nei culti della religiosità vedica (unione di linga e yoni in uno stesso costrutto). Queste pietre distano circa cento metri dal quadrilite, in un pianoro sotto monte, denominato “Fondega”, luogo ricco di acqua.
Si noti comunque che questa doppia tipologia (forme falliche e vulviformi) si rinvenga anche nel sito megalitico di Campo de Già, posto superiormente, nel crinale dei Monti Branzi (etimologia celtica da bram = pietra fallica).

La stele spezzata.
A fianco del quadrilite si trova una stele rudimentale, spezzata a metà su un piano inclinato.Sembra possibile ipotizzare che questa stele si sia spezzata nel tentativo di trascinarla sul culmine del piano inclinato. Infatti, se così posizionata, avrebbe assunto un significato di paleoastronomia, perché avrebbe formato - con la grande pietra fallica della farfalla - l’allineamento al sorgere del Sole Equinoziale, in direzione del Monte Sagro (etimologia latina da sacrum).

Il grande muro orientato.
A partire dal , in direzione del Sole che cala al tramonto del Solstizio d’Estate, si estende per circa quaranta metri un muro, che sembra voler indicare un percorso sacro di avvicinamento verso il cerchio megalitico che contiene il quadrilite. Si deduce ciò dalla presenza, lungo il muro, di un’esedra.

L’esedra.
A circa trenta metri dal quadrilite , lungo il muro posto in direzione del sole calante, si nota una conformazione semi-ellittica. Le osservazioni geologiche escludono che si tratti di un luogo legato a presenza di acque, e quindi a culti delle acque. L’interpretazione vibrazionale (ricerche di Salvatore Vacca – Presidente di “Archeologia Vibrazionale”) suggerisce che questo sito venisse utilizzato per stazionarvi per un certo intervallo di tempo, al fine di ottenere una frequenziazione adeguata, non traumatica, in attesa di avvicinarsi al quadrilite nel culmine dell’azione dei raggi infrarossi emessi dal Sole Sostiziale (adattamento in iso-frequenza). Si noti come, per l’uomo antico, questo costituisse la massima esperienza possibile di ricevimento di campi vibrazionali, trovandosi in un sito percorso da una “master-fault”, cioè da una grande faglia, ed in più percorso dai raggi infrarossi. Con il freddo, per contro, le percezioni dei campi si riducevano.
Giova ricordare come nella tradizione di Delfi l’oracolo non funzionasse nei tre mesi invernali, “durante i quali il dio lasciava il santuario di Delfi e partiva per il lontano paese gli Iperborei” (Manolis Andronicos - Università di Salonicco, 1985).
Poiché la dolomia presente nel sito è stata compenetrata da ematite e pirrotite (che assorbono il 70% delle emissioni di faglia) il sito di San Lorenzo è particolarmente equilibrato e non da luogo a fenomeni di malessere dovuti a scompensi del sistema neuro-vegetativo.
In questi cinque anni di osservazione si è soltanto notato che alcune donne della Terza Età, fumatrici, provassero fenomeni (non gravi) di tachicardia, attraversando - al tramonto sostiziale - la trincea che separa il quadrilite dalle altre grandi pietre presenti nel sito.

Il grande men-hir aniconico.
Al disotto del muro orientato, pressoché all’altezza dell’esedra, si nota un grande men-hir aniconico, posizionato nella direzione del massimo azimuth di amplitudine occasa. La grande pietra, pesante circa dodici tonnellate, è a forma cuspidata, con la base inferiore inclinata, che si adagia su una pietra che presenta la superficie superiore inclinata dello stesso angolo, in modo che il men-hir appare perfettamente verticale.
La posizione in sito di questa grande pietra è certamente dovuta ad azione antropica, sia perché nella particolare orografia del sito non si possono verificare frane, ma solo slittamenti o dilavamenti, sia perché nelle due superfici di contatto non si verificano né lesioni né fratture, sia perché una forza naturale - qualora fosse esistita - non potrebbe far salire su una base inclinata una pietra di un simile peso, con un percorso anti-gravitazionale, mediante un sussulto così preciso da non farne continuare il movimento, o in senso gravitazionale o in senso anti-gravitazionale, fino a farla cadere. Né si può ipotizzare questo effetto come opera di una forza continua anti-gravitazionale, applicata soltanto alla parte superiore del costrutto.
Se esiste una serie di ragioni che fanno apparire il posizionamento del men-hir come opera dell’uomo, resta enigmatico il fine. Non sembra possibile giustificare un simile sforzo costruttivo soltanto per mettere a conoscenza i discendenti della tribù di una leggera modifica della posizione azimutale, cioè per far notare di quanto si è ristretto l’arco diurno. Si deve infatti sapere che l’angolo del tramonto del Sole , per effetto della precessione, tende leggermente a chiudersi. Orbene, se ciò è pensabile per le esigenze attuali di scientificità, non è ipotizzabile una simile ragione epistemologica per i nostri antenati, che vivevano il tutto in senso di funzionalità per la sopravvivenza oppure come ossequio alla sacralità ed al mistero.
Se l’angolo azimutale sotteso dal men-hir è maggiore dell’angolo azimutale sotteso dal quadrilite, ciò significa che il men-hir è stato posizionato anteriormente alla formazione del quadrilite, di almeno duemila anni. E’ accettabile una simile ipotesi? A quanto dovrebbe essere datata? All’ottavo millennio avanti Cristo, cioè due millenni prima della tematica cosmogonica rappresentata nella statuetta di Passo di Corvo (sesto millennio avanti Cristo)? L’ipotesi sembra difficilmente accettabile.
Una ipotesi alternativa viene proposta dagli studiosi dei campi vibrazionali. Il men-hir sarebbe stato posizionato successivamente al quadrilite , per reintegrare i campi vibrazionali, modificatisi con il decorrere dei tempi. Il porre il men-hir al di là dell’azimuth del quadrilithon, avrebbe corretto la valenza vibrazionale del sito, riportandola a situazioni precedenti (ricerche di Salvatore Vacca).
Siamo di fronte ad una operazione shamanica di governo del territorio in senso frequenziale?

La cosmogonia shamanica.
Il simbolismo della farfalla di luce richiama l’animale psicopompo, in cui si incorpora lo spirito del defunto per ritornare alla costellazione-generatrice (the embodiment of the principle of Transformation” secondo Marija Gimbutas). Nel promontorio del Caprione l’animale psicopompo è certamente la farfalla, mentre la costellazione-generatrice appare Cassiopea (conformazione dei cinque siti megalitici). Questa cosmogonia è contenuta nella simbologia espressa nella statuetta della shamana di Passo di Corvo ( 5 500 +/- 200 B.C.– Marija Gimbutas).

 

Figura 1 - San Lorenzo al Caprione - particolare del “quadrilithon”. Secondo gli studi geologici l’apertura della pietra (che avrebbe generato la losanga superiore e i due ortostati) sarebbe stata generata dallo scorrimento delle acque, abbondanti nel sito, dopo l’innalzamento degli acquiferi, conseguenza dell’innalzamento del livello del mare di 110 metri rispetto al livello attuale, raggiunto nel V millennio a.C..Su questa struttura (trilithon) sarebbe stata applicata la pietra trasversale per generare la parte bassa della “farfalla di luce” (azione antropica di completamento).
(Foto E. Calzolari)