PALEO E ARCHEOASTRONOMIA:

 

"Virgilio, cantore di Saturno, sacerdote etrusco"
La vera identità di Virgilio: sacerdote etrusco.

Vogliamo affrontare il ‘senso unico’ più incredibile della storia letteraria? Mi riferisco all’immagine dell’identità di Virgilio, a tutti noto come letterato romano. E fu un sacerdote etrusco.
Il pensiero umano si sviluppa esplorando sensi unici, o per paradigmi (nell’accezione di Thomas S. Kuhn) (1). La sua strada percorsa può venir sempre relativizzata, con la falsificazione di ciò che è sembrato ovvio (2) per tanto tempo.
“Le opere di Virgilio ci sono state conservate attraverso una tradizione manoscritta davvero eccezionale. Possediamo infatti ben otto codici assai antichi ed importanti, che conservano parti più o meno estese delle opere di Virgilio e grazie ai quali possiamo definire senza molti dubbi il testo virgiliano.(3)” Codici che risalgono al IV-V secolo. “La bibliografia su Virgilio è sterminata.(4)“
La biografia di Publius Vergilius Maro è invece molto scarna. Questa è stata la fonte dell’equivoco. Mantua me genuit, sta scritto in un distico posto sulla sua tomba a Posillipo. Sarebbe già un indizio significativo. Infatti chi abitava a Mantova?
“Essa è capitale di popoli; il nerbo di sangue etrusco.(5)” Così scrive Virgilio. Oggi si comincia a dire, finalmente, ‘era orgoglioso di essere figlio di un Etrusco’ (6).
Com’è accaduto che un etrusco sia stato preso per campione di romanità?
Petronio, arbitro di eleganza stilistica nella lingua, l’aveva riconosciuto come romano (“Inoltre bisogna stare attenti che i concetti non si distacchino dal corpo dell’opera ma rimangano intessuti nella trama stessa del verso brillandovi in tutto il suo colore. Ne sono testimoni Omero e i lirici, il romano Virgilio e la felice ricerca di Orazio. Tutti gli altri non videro la strada della vera poesia”. -Satyricon I 118-).
Non erano passati cent’anni dalla sua morte. La lingua del genio aveva passato il vaglio severo di Petronio: Virgilio aveva trionfato, assieme al solo Orazio, e la genialità sta anche nel fatto che quella romana non era la sua lingua natale. Dopo 2000 anni possiamo ancora leggere: “Uno studio critico complessivo, attento anche all’analisi delle fonti e dei modelli virgiliani, è quello, particolarmente ampio, di B. Otis, Virgil. A Study in Civilized Poetry, Oxford, 1963, che tende a valorizzare il carattere di ‘romanità’ dell’opera di Virgilio” (7). Non si finisce di dubitare delle radici etrusche che il genio ha saputo adombrare, fedele al suo dio sovrano (Saturno), che la sorte non ha ancora fatto conclamare perché il genio è rispettoso di coloro ai quali il Fato aveva assegnato la temporanea supremazia.
Era necessario uno strumento nuovo per evidenziare con chiarezza il dio sovrano di Virgilio, RA SH NA ( = Etrusco –In sumero RA Sole SH Luna NA stirpe): la Teonomasiologia, studio comparato dei nomi degli dèi.
E’ stato enunciato al II Congresso Mondiale di Paletnologia delle Alpi Occidentali di Pinerolo (19/10/03) dalla relazione Orientamento Sumero del Cielo di Virgilio.
I nomi degli dèi sono le realtà più numerose pervenuteci dall’antichità e gli antichisti non ne avevano preso cura finora con uno studio panoramico specifico.
AN SH AR (AN cielo SH luna AR sole) è la denominazione sumera di Saturno, conservata dalla tradizione babilonese. Esiste corrispondenza biunivoca tra l’etnico degli Etruschi e questo nome di Saturno.
Il cogomen Maro è la latinizzazione dell’etrusco/sumero MA RU, sacerdote-giudice, pari al duumvir romano.
Al suo dio Virgilio ha dedicato le Georgiche, con questo incipit: Quid faciat laetas segetes, Che cosa renda liete le terre da seminare, mascherativo di Quis faciat laetas segetes, Chi renda liete le terre da seminare?
Una domanda così esplicita avrebbe evocato il dio della semina, Saturno, e Virgilio avrebbe irritato l’empio soldato romano, che già lo aveva cacciato dalla sua terra seminata, come aveva cantato a Titiro nell’incipit delle Bucoliche, ‘audace di giovinezza’: nos patriae fines, nos dulcia linquimus arva.
Sedato il rifiuto possibile dei dominatori, devoti a Giove, il sacerdote etrusco, dopo 686 versi, canta l’Italia come ‘terra saturnia’:
Salve, magna parens frugum, Saturnia tellus,
magna virum: tibi res antiquae laudis et artem
ingredior sanctos ausus recludere fontis
Ascraeum cano Romana per oppida carmen.
(Georgiche, II 173-176)
ovvero
“Salute a te, grande genitrice di messi, terra saturnia,
grande madre di eroi: per te incedo nei siti dell’antica ‘laude’
e nell’arte creativa osando aprire le sacre fonti
per te canto il carme ascreo nelle città romane”.

Il più grande genio linguistico della storia ha osato cantare il carme di lode a SA TURN US, ‘utero che turna in morte’, dio maschio-femmina dei TUSH KI, ‘messi giù sulla terra da Saturno’.
Ed anche nell’opera dedicata ai natali di Roma, l’Eneide, che inizia con la Saturnia e finisce con (Sa)Turno, che muore per mano di Enea, nel nome del padre Anchise (AN KI SE), messo giù dal Cielo, Virgilio rimarca che la potenzialità Eneide deriva da un Etrusco, così come Roma deriva da Ruma.

Il riconoscimento pieno di Virgilio come genio etrusco ci permetterà di aprire i confini della protostoria e riconoscere la saggezza di SAG US, nome di Saturno in sumero.
Prima di Roma è da saggi riconoscere il linguaggio dei SAG GI (Sumeri) con SAG US.

(1)- Thomas S. KUHN, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, 1999 Einaudi, Torino.
(2)- POPPER Karl R., Logica della ricerca, 1934
(3)- “La tradizione del testo” di Sergio Pennacchietti , p. 35, in VIRGILIO, Bucoliche, 2000 ed. Bur, Rizzoli.
(4)- “Bibliografia”, id., p.39.
(5)- “ipsa caput populis, Tusco de sanguine vires”. Virgilio, Eneide, X 203.
(6)- http://web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/etruschi_tarquinia/lastrategiadivirgil.htm
(7)- “Bibliografia” cit. id., p. 40.