PALEO E ARCHEOASTRONOMIA:

 

Breve storia di Astroarcheologia, Archeoastronomia e Paleoastronomia

 

L’archeoastronomia, dall’inglese archeoastronomy, data da circa il 1978 (Journal for the History of Astronomy – Inghilterra e Bulletin of the Center for Archaeoastronomy – Maryland) perché inizialmente era chiamata astro-archaeology (Aveni, 1972) (Hawkins, 1975) (Michell, 1977).
Se si consulta il libro di C. Maxia e L. Fadda, stampato a Cagliari nel 1984, il titolo è: “Il mistero dei nuraghi rivelato con l’astroarcheologia”.
Nella discussione organizzata dalla Royal Society in Londra (Hodson, 1974) non si fa uso di nessuno di questi termini.
Il termine archaeoastronomy è stato utilizzato da Baity (1973) Aveni (1975) Reyman (1977) Lynch e Robbins (1978) Mulholand (1978) imponendosi quindi in tutto il mondo.
Oggi, dopo il primo congresso di Padova della Società Italiana di Archeoastronomia (2001) il prof. Giuliano Romano ha proposto di chiamare archeoastronomia solo quella parte della disciplina che attiene a popoli che già conoscevano i numeri e la scrittura (astronomia della protostoria) per cui si dovrà chiamare paleo-astronomia la parte di conoscenza dell’astronomia relativa ai popoli precedenti (preistoria).
Qualsiasi sia la terminologia usata, i primi accenni alla disciplina si hanno in Inghilterra, con le ricerche di W. Stukely e J. Wood sull’orientamento di Stonehenge (secolo XVIII).
Nel secolo successivo, ad opera degli inglesi Sir J.N. Lockyer e F.C. Penrose, furono fatte ricerche nel Mediterraneo (pubblicazioni su templi egizi e greci, 1893).
Nel XX secolo si hanno agli inizi gli studi di G. Hawkins (che ha oggi rilevato oltre tremila manufatti orientati nell’area mediterranea) F. Hoyle, C.A. Newhan, dei Thom (padre e figlio) di Aveni, quindi le più recenti ricerche di A. Fresa (orientamenti di templi, 1967) R. Muller (orientamenti megalitici, 1970) Maxia e Proverbio (1972) Maxia e Fadda (orientamenti sui nuraghe, 1972) Hodson (1974) Williamson (1981) Krupp (1983) Maxia e Fadda (1984) Proverbio (1989) Romano (1992).
Fra i più recenti studi le relazioni al Convegno Internazionale dei Lincei di C. Ruggles e S. Iwanisewski (1994) che hanno introdotto ufficialmente la disciplina in Italia, nonostante la grande contrarietà che la disciplina incontrasse presso gli archeologi.
Importanti studi sulla disciplina provengono da J. North (1995) dai fratelli germani G.P. e L.G. Gregori (1997) ed attualmente da A. Kaulins (2002) che ha riconosciuto come questa disciplina sia legata al megalitismo e alla conoscenza geodetica.
Si deve ritenere che questa disciplina sia inoltre strettamente legata allo shamanismo e alla cosmogonia, nonché alla rappresentazione delle forme delle costellazioni del cielo sulla Terra.
Si veda nelle Tavole Smeraldine l’enunciato: "Ciò che è basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per fare il miracolo di una cosa sola ".
Si vedano gli enunciati degli "Oracoli caldei".
Si veda l’importante studio di Aldo Tavolaro, a titolo "Le favole del cielo", disponibile su http://.zen-it.com/symbol/geo/Tavolaro.htm