GALLERIA SUI SIMBOLI USATI NELLA CIVILTA' PRECOLOMBIANA "LA AGUADA"

(Cliccate sulle foto per ingrandirle)

 

Civiltà La Aguada (Argentina, 300-900 d.C.): bronzo arsenioso con simbolo uguale alla croce patente dei Templari.
Civiltà La Aguada (Argentina, 300-900 d.C.): bronzo arsenioso con simbolo simile al fiore della vita ma ad otto petali.
Civiltà La Aguada (Argentina, 300-900 d.C.): bronzo arsenioso con labirinto.

(Civiltà La Aguada, 300-900 d.C.) : spirale in medaglione di bronzo arsenioso che riporta una croce orbicolare con la stessa inclinazione di quella di Pignone,

(dal libro “Arte Precolombino – Cultura La Aguada Arqueología y diseños”di
Alberto Rex Gonzalez, Grafica Valero, Buenos Aires, 1998).

Placche draconiane appartenute alla cultura divinitatoria de LAS MANOS VACIAS 800-1100 D.C., per alcuni archeologi sudamericani anche 600-700 A.C.,
attrubuibili alle civiltà precolombiane del Beni o Aguada.
Pignone (Val di Vara) – rara immagine di croce patente inclinata. Una simile simbologia, oltre che in Lunigiana, si ritrova nei bronzi arseniosi della Civiltà la Aguada . Potrebbe rappresentare memoria della conoscenza dell’inclinazione dell’asse terrestre e, conseguentemente, della precessione degli equinozi.
Pagina Precedente

SIMBOLOGIA TEMPLARE DI LUNIGIANA RINVENUTA IN PLACCHE DI BRONZO ARSENIOSO DELLA CULTURA LA AGUADA (SUD AMERICA)

 

Nel libro “Lunigiana Terra di Templari” è rappresentata la simbologia templare da me fotografata durante le ricerche fatte in compagnia di mia moglie nonché, molte volte, dell’ingegner Berti e moglie, lungo le vie medioevali che dal mare portano ai valichi della Lunigiana Storica (il territorio della diocesi retta dal Vescovo-conte di Luni) ben più numerosi di quelli riportati sulle carte stradali, che sono peraltro un numero considerevole:
la via di Monte Bardone (il Gebel Bardun di Edrisi) oggi Passo della Cisa, che mette in comunicazione la Valle della Magra con la Valle del Taro;
la via del Passo dell’Ospedalaccio, ove era situato l’Ospitale di San Lorenzo, che
prima di essere nota per l’ospitale templare era indicata come Passo di Cento Croci (toponimo celtico da ken cruach, passaggio in alto fra i massi) ora identificata come Passo
del Cerretto. Mette in comunicazione la Valle della Magra con la Valle del fiume Secchia, che trae origine dalla migrazione dei Secli, popolazione che proveniva dagli altopiani iranici e che lasciò molti toponimi etnici, fra cui i vari Secchiano, Secli, Sicli, nonché il nome Alla Sicilia. Il nome antico di questa vallata era Valle dei Cavalieri;
il Passo del Lagastrello, che mette in comunicazione la Valle della Magra con la Valle
dell’Enza;
la via del Passo di Tea, che oggi viene indicata come Passo dei Carpinelli, che mette
in comunicazione la Lunigiana con la Garfagnana;
la via del Passo di Cento Croci, che mette in comunicazione la Valle del Vara
(affluente della Magra) con la Valle del Taro (Borgo Val di Taro);
il Passo del Bocco, che mette in comunicazione l’Alta Val di Vara con le Valli del Taro e
del Ceno (Santa Maria di Taro) e con la costa del Chiavarese;
il Col di Velva (nome etrusco dell’unica divinità maschile-femminile Voltumno/Voltumna) che mette in comunicazione la Val di Vara con la costa di Sestri Levante;
il Passo del Bracco, in antico Passo di San Nicolao, che mette in comunicazione la Val di
Vara con Sestri Levante;
il Passo del Bratello, che mette in comunicazione l’Alta Valle della Magra con l’Alta Valle
del Taro (Borgo Val di Taro);
la Foce del Rastrello, che mette in comunicazione la Alta Val di Vara con la Valle del Verde
(etimologia longobarda da vert, diga) affluente della Magra in prossimità di Pontremoli, ove inizia la salita della Cisa;
il Passo del Cirone, che mette in comunicazione l’Alta Valle della Magra con l’Alta Valle
del Parma (Corniglio).
L’importanza di queste vie di comunicazione risale alla preistoria, ed è suffragata dal fatto che nel Chiavarese esistessero due miniere di rame (Miniera di Libiola e di Monte Loreto) e che l’unica miniera di stagno italiana fosse quella di Monte Valerio, presso Piombino (Miniera delle Cento Camerelle). I reperti in bronzo al di qua del Po risultano fusi con una percentuale di stagno di Monte Valerio, superiore a quella rilevata nei reperti rinvenuti al di la del Po, fusi con stagno di miniere della Svizzera e della Carinzia. I numerosi porti della Costa del Levante Ligure e del Golfo della Spezia formavano con i valichi di Lunigiana un sistema viario imponente, lungo il quale si erano insediati i Templari e gli altri ordini cavallereschi (Cavalieri del Tau – Ospitalieri). Si noti che oltre alla rotta Capo Miseno - Alalia (Corsica) e Alalia - Luni, percorribile con i venti di scirocco nella prima parte e di libeccio nella seconda parte, convergeva su Luni la rotta templare dalla Spagna, con sbarco nella costa occidentale della Corsica, rispettivamente nei porti di St. Florent e Ile Rousse, e quindi, dopo l’attraversamento dell’isola, con l’imbarco a Bastia per raggiungere Luni (si vedano le chiese di Murato e di Aregno, ricchissime di simbologie).
Fra le varie immagini presentate nel libro si individuano le seguenti, utilizzabili per il presente studio:
n° 10) Cerchi concentrici o cerchi dei tre gradi iniziatici degli ordini di perfezione o cerchi
atlantidei (o cerchi mistico-trinitari danteschi)
n° 18) Croce Orbicolare, cioè patente a settori circolari, inserita nel cerchio (cruz orbicular) o creata senza cerchio (croce a zampa)
n° 40) Labirinto o filetto
n° 63) Spirale, doppia spirale (dupla espiral)
n° 67) Tau
Dopo la pubblicazione del libro è stata rinvenuta una bella immagine di croce orbicolare inclinata in prossimità del centro templare di Pignone (Val di Vara). Si contano quindi in Lunigiana tre croci templari inclinate, di cui due già pubblicate nel libro suddetto (figura 18g – Torsana - fig. 30a – Bertogna) per cui l’elemento “inclinazione”, dapprima considerato casuale, assume ora rilevanza sistemica. A rafforzare questa identificazione contribuisce il riscontro che due delle croci inclinate insistono del distretto di Pignone, un luogo di alta concentrazione di simbologia templare, posto sulla via di valico che dal porto di Monterosso introduceva nella Val di Vara e quindi nella Val di Taro. Si noti che nell’Alta Val di Vara, presso un antico passo, esisteva il centro templare di Porciorasco, di cui si tratterà in seguito circa un disco solare.
Nel libro dello studioso argentino Alberto Rex González, a titolo “Cultura La Aguada, arqueología y diseños” si rinvengono immagini di placche di metallo a forma circolare, in bronzo arsenioso, che introducono ad un culto di una divinità principale che aveva carattere duale, in quanto la divinità veniva rappresentata con due corpi appaiati e due teste (fig. 11, pag. 12). Una delle placche (fig. 58, pag. 96) mostra il sacerdote sacrificatore con al centro della veste una spirale. La divinità rappresentata nella fig. 59 (pag. 97) mostra, oltre alla spirale, anche due labirinti a forma rettangolare, simili a quelli che si rinvengono nella porta laterale della chiesa di Monte dei Bianchi, sito ricco di simbologia templare sulla via che dalla Lunigiana portava alla Garfagnana, via nota per il pellegrinaggio al labirinto di San Martino di Lucca. Ciò che stupisce è che in questa placca sono rappresentati in maniera molto evidente due fiori della vita a nove e undici petali ed ancora trentatre simboli di cerchi atlantidei. In ambito cristiano quest’ultimo simbolo sta ad indicare i tre gradi iniziatici degli ordini di perfezione, ma a interrompere questo dualismo è ora intervenuta la scoperta che l’archetipo di questa simbologia si trova in Tasmania, ed è attribuibile a oltre 200 000 anni prima di Cristo e deriva da immagini fosfeniche. Si tratta di immagini che vengono ricevute dal sistema nervoso centrale e non pervengono quindi dalla retina. In inglese sono noti come fenomeni entoptici (entoptic-phenomena) cioè immagini percepite senza visione, cioè sono il risultato di stimolazioni meccaniche della retina. Si tratta di fenomeni caratteristici delle antiche culture shamaniche, ricevibili anche in stato di trance (si pensi ai segni a zig-zag che si rinvengono sulle pendici del Monte Bego). Sembra molto importante notare come in ambito degli ordini di perfezione del Cristianesimo questi tre cerchi indichino i tre stadi del cammino iniziatico verso il superamento dello stato corporeo:
a) esperienza dell’uscita dal corpo;
b) presa di coscienza della continuità della vita al di fuori del corpo;
c) sperimentazione della grande libertà che ne deriva.
Si ritrovano in ciò accomunati sia gli antichi shamani, sia i cavalieri templari e si può allora ben comprendere come fosse dato nella loro regola di poter accettare battaglia anche quando il nemico era tre volte più numeroso.
Nella stessa placca esistono inoltre quattro figure classificate da Marija Gimbutas come rappresentazioni dell’energia della Dea Madre (coppella centrale con attorno un cerchio di coppelle). In Lunigiana, oltre alle rappresentazioni simboliche di epoca templare, si rinvengono gli archetipi preistorici, rispettivamente una rappresentazione con cerchio di sette coppelle (monolite fallico di Canaa Granda, riconducibile al culto di Shiwa) ed una rappresentazione con cerchio di nove coppelle (ara del Persico, nelle Cinque Terre). Entrambe queste “macchine energetiche della Dea” sono state pubblicate nel libro “La Preistoria del Caprione”.
L’immagine n° 63 (pag. 100) mostra, oltre alla spirale, due grandi croci orbicolari, di cui una inclinata, nonché altre tre croci orbicolari più piccole, di cui quella centrale appare anch’essa inclinata. L’immagine successiva n° 63 bis (ibidem) mostra il segno del Tau nonché due gruppi di spirali inverse. Questa immagine non proviene dalla civiltà La Aguada, bensì dalla civiltà del Beni (Bolivia) e ciò estende sia nello spazio sia nel tempo la nostra possibilità di indagine. Infatti secondo il González la civiltà La Aguada sarebbe fiorita dal 500 al 900 d.C., mentre la civiltà del Beni sarebbe più tarda ed arriverebbe all’XI secolo d.C..
Importante notare come lo studioso argentino riconosca, per quest’ultima placca, che “no se puede poner en duda la similitud total con las placas del sacrificador de Aguada” (pag. 100).
Da tutto ciò emergono alcune ipotesi di approfondimento:
furono popolazioni dell’America meridionale che giunsero in Europa a comunicare ai Templari la loro simbologia, e la parte più segreta rimase espressa nella simbologia di Lunigiana;
furono i Templari a viaggiare in America per approvvigionarsi di argento e a comunicare alle popolazioni indigene la loro simbologia iniziatica;
furono popoli navigatori ben più antichi (Puni indiani, Fenici o Etruschi) a raggiungere l’America meridionale e a lasciare la loro simbologia iniziatica prima ai popoli mediterranei e poi ai popoli amerindi.
Molti studiosi producono prove che il continente americano fu scoperto prima del 1492 e
che la scoperta di Colombo fu un falso storico, se lo stesso raggiunse quel continente già nel
1485, come narra l’ammiraglio turco Reis, attribuendo la scoperta ad un infedele di nome
Colon. Anche nel libro “Lunigiana Terra di Templari” si presentano immagini di copricapi
amerindi, nonché di simboli solari della Mesoamerica, altrimenti non spiegabili (56 c, simbolo
solare di Porciorasco, attribuito alla Mesoamerica). In ogni caso, allo stato attuale degli studi
più avanzati, l’ipotesi due appare quella meglio dotata di un paradigma indiziario notevole:
1) Colombo appose sulle vele la croce templare;
i Templari utilizzavano il porto atlantico della Rochelle, mentre le loro missioni di “task-
force” erano dirette nel Mediterraneo orientale. Perché dunque questa base navale? Inoltre questo porto era dotato di strutture coperte (per occultamento?);
a Palazzo Pitti (Firenze) esiste un affresco che mostra Colombo, con astrolabio e clessidra,
che osserva un cielo ove appare una croce templare decussata, dorata;
esistono ancora misteri sulle sue origini, sul perché abbia cambiato più volte nazione, sul
perché abbia avuto una moglie ebrea ed un suocero ebreo, che faceva parte dell’Ordo do Cristo,
quel Bartolomeo Perestrello che fu comandante di una delle caravelle; sul perché sia stato aiutato nella spedizione da un papa genovese di origini ebraiche (Innocenzo VIII), sul perché usasse, come firma, le tre lettere X, M, Y (cioè Cristiano, Moro, Giudeo) sul perché in varie lettere al figlio Diego compaiono le lettere ebraiche Beth e He (forse Baruch Hashem, sia lodato il Signore);
nel 1291 Ugolino e Vadino Vivaldi con Teodosio D’Oria salparono con le galere
“Allegranza” e “S.Antonio” verso lo Stretto di Setta (Ceuta) e di qui verso il Mare Oceano per raggiungere l’India, portando seco due Francescani. Dopo aver toccato l’isola di Gomera (Canarie) se ne persero le tracce. Ubaldo Bartocci riporta che, secondo lo studioso genovese Vittorio Giunciuglio, autore del libro “Un Ebreo chiamato Cristoforo Colombo” sia le navi sia alcuni membri della spedizione fossero Templari, fra cui i Vivaldi;
esiste il pentagramma nel fonte battesimale di Corvara di Pignone (Val di Vara) simile a
quello delle tombe del Convento dell’Ordo do Cristo di Tomar, che divenne la sede degli ex-Templari portoghesi, dopo che il Re Diniz accettò di proteggerli facendo cambiare il nome all’ordine, al fine di evitarne la confisca dei beni. Questa identità è unica, ed è indizio di un contatto ;
il Re Giovanni II (1455-1495) uccise personalmente a pugnalate l’undicesimo governatore
dell’Ordo do Cristo, e contemporaneamente Colombo scappò dal Portogallo con il figlioletto Diego e si rifugiò in Spagna;
al figlio di Colombo, Fernando, andrà il merito della scoperta del “trasporto del tempo” per
calcolare la differenza di longitudine, tecnica che deriva dall’uso delle clessidre fatto dal padre, che può aver aver “rubato” queste conoscenze agli studiosi portoghesi del Centro di Sagres.
Questo centro fu fondato dal principe Enrico (figlio del Re Giovanni I) che era maestro dell’Ordo do Cristo (a tale ordine apparteneva anche Vasco da Gama). Infatti Colombo fu accusato di furto di informazioni sulla navigazione e sull’esplorazione del globo dal Re Giovanni II. Si noti come i navigatori portoghesi avessero coniato il termine “volta do largo” per indicare la rotta che dalle isole del Capo Verde faceva spostare le navi a occidente, per effetto degli alisei occidentali;
nel 1302 il francescano Raimondo Lullo (1233-1315) soggiornò a Cipro presso Jacques de
Molay. In punto di morte Lullo spiegò che l’ampiezza dell’Oceano era da calcolarsi cinque volte quella del Mediterraneo, basandosi sull’altezza delle maree al di qua e al di là dello Stretto di Setta. Da ciò nasce il ragionevole dubbio che egli fosse venuto a conoscenza della verità dai Templari, che tenevano segrete queste conoscenze (da ciò il “Secretum Templi”?). Lullo era nativo di Maiorca e ipotizzava l’esistenza di un continente fra l’Europa e il Cipango.
Maiorca era sede di una comunità ebraica assai evoluta, che contava numerosi cartografi. Si
noti come in Isaia (40:22) è scritto “Egli è colui che è assiso sul globo della Terra” ed inoltre nella Kabbala ebraica (III – IV secolo D.C.) si afferma che “la Terra gira su se stessa” e che, mentre “una contrada è illuminata”… “le altre sono nelle tenebre”. Si deve a queste conoscenze iniziali, premesse propedeutiche all’astronomia sferica, se Abrahm ben Samuel Zakkut poté redigere le tavole astronomiche (effemeridi) che Colombo utilizzò nei suoi viaggi.
Si deve a queste conoscenze se Colombo poté difendersi e scampare alla condanna dell’Inquisitore Fernando de Talavera?
Analizzando in maniera olistica tutti i suddetti elementi, emerge una verità nascosta, che si delinea secondo i seguenti passaggi:
Colombo era a conoscenza della astronomia sferica che apparteneva alla cultura scientifica
ebraica, che aveva come capisaldi la Bibbia e la Kabbala, e che era evoluta nelle effemeridi
di Abrahm Zakkuto;
Colombo conosceva la rotta templare verso il nuovo continente che esisteva fra l’Europa e il Cipango, per averne carpito il segreto agli studiosi portoghesi del Centro di Sagres;
al Centro di Sagres erano pervenute, tramite i Francescani, le conoscenze dei Templari, che
effettuavano i viaggi atlantici tramite il porto della Rochelle;
i bronzi arseniosi illustrati nel libro del González derivano da conoscenze ottenute dagli
indigeni attraverso contatti con i Templari che raggiungevano l’America per
approvvigionarsi di argento.
Resta incomprensibile come la Chiesa di Roma, dopo aver dato vita al processo ai Templari, condotto senza seguire le regole del diritto canonico del tempo, abbia potuto dare ancora vita
ai processi contro Colombo e contro Galileo, stanti affermazioni così chiare di natura astronomica contenute in alcuni passi della Bibbia. Stupisce l’affermazione recentissima della studiosa Barbara Frale per cui il Bafometto altro non sarebbe che la Sindone, e che la notizia del bacio sui piedi del sacro lenzuolo, fatta dal postulante Arnaut Sabatier, fosse già nota da quattordici anni! Peraltro occorre notare come Ubaldo Bartocci avesse già reso noto che il fratello Raynerus de Larchent, sotto interrogatorio, aveva affermato che quell’effige era il Salvatore (quodam caput cum barba quod adorant, osculantur et vocant salvatorem suum). Sic rebus stantibus sembra emergere una caparbietà della Chiesa a perseverare nell’errore, tentando di allontanare il più possibile l’emergere della verità. Quanto prima Santa Romana Chiesa riconoscerà i propri errori, tanto prima potrà aprirsi a coloro che, giustamente, ne criticano la storia. Ci auguriamo pertanto che fra qualche tempo esca dall’Archivio Segreto Vaticano una pergamena che documenti i viaggi dei Templari nella Mesoamerica e nell’America del Sud.

Bibliografia specifica:
U. Bartocci – America Rotta Templare, Sentieri segreti della storia, Un’ipotesi sul ruolo delle
società segrete nelle origini della scienza moderna, dalla scoperta dell’America
alla Rivoluzione Copernicana – Edizioni della Lisca, Milano, 1995
U. Bartocci – Una rotta templare alle origini del mondo moderno – DVD 2006, versione
Riveduta ed ampliata del precedente libro – winnie70@alice.it
L. Battistini & E. Calzolari – Lunigiana Terra di Templari – Marna Editrice, Lecco, 2006
E. Calzolari – La Preistoria del Caprione – Marna Editrice, Lecco, 2006
J. de Mahieu – Les Templiers en Amérique – Robert Laffont, Paris, 1980
M. Gimbutas – Il linguaggio della Dea – Longanesi, Milano, 1990
R. González – Cultura La Aguada Arquelogía y diseños – Filmediciones Valero, Buenos
Aires, 1998
R. Lawlor – Voices of the First Day, Awakening in the Aborigenal Dreamtime – Inner
Traditions International Ltd, Rochester (Vermont), 1991